Pechino contro gli Usa: “Caracas ha sovranità sulle risorse”
Trump preme su Venezuela: espellere Cina, Russia, Iran e Cuba; Madrid si offre mediatore
Il clima tra Stati Uniti e Cina si è ulteriormente deteriorato in seguito alle dichiarazioni del presidente americano Donald Trump su un accordo con il governo ad interim del Venezuela per ottenere tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio venezuelano, precedentemente soggetto a sanzioni, che sarebbero trasferiti a Washington e poi venduti sul mercato, in parte probabilmente anche alla Cina stessa.
La portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha reagito con durezza, sottolineando che il Venezuela è «uno Stato sovrano con piena e permanente sovranità sulle sue risorse naturali e sulle sue attività economiche». Secondo Pechino, le richieste statunitensi violano il diritto internazionale, ledono la sovranità venezuelana e mettono in pericolo «i diritti del popolo venezuelano».
Nel suo intervento quotidiano alla stampa, Mao ha inoltre denunciato quanto definito un “uso sfacciato della forza da parte degli Stati Uniti” e ha condannato le pressioni su Caracas affinché interrompa i legami economici con Cina, Russia, Iran e Cuba e dia preferenza esclusiva agli Stati Uniti nel settore petrolifero — un monito che Pechino ha definito un atto di prepotenza.
L’avvertimento di Trump e la risposta di Caracas
Nel discorso in cui ha presentato l’accordo sul petrolio, Trump ha anche esortato la presidente ad interim venezuelana Delcy Rodríguez a rompere relazioni strategiche con i partner internazionali tradizionali di Caracas: Pechino, Mosca, Teheran e l’Avana. Secondo l’amministrazione Usa, tali alleanze indebolirebbero la stabilità democratica e gli interessi energetici statunitensi nella regione.
Caracas ha di contro ribadito la propria autonomia, con Rodríguez che ha dichiarato che il paese “non è governato da forze esterne” e ha posto l’accento sulla difesa della sovranità nazionale contro ogni interferenza straniera.
Reazioni internazionali e ruolo dell’Europa
La controversia ha attirato l’attenzione di diversi attori globali. Oltre alla forte presa di posizione di Pechino, Madrid si è offerta come mediatore tra governo e opposizione venezuelani per favorire una soluzione democratica alla profonda crisi politica e sociale che attraversa il paese.
Analisti osservano che la disputa riflette tensioni più ampie tra Stati Uniti e Cina su influenza e risorse energetiche in America Latina, un teatro strategico di crescente importanza geopolitica. La questione solleva interrogativi su sovranità nazionale, diritto internazionale e l’equilibrio di forze tra grandi potenze nel contesto di crisi latenti e rivalità globali.
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