Perticara, 62 anni fa la chiusura della miniera che fece grande la Valmarecchia

Il ricordo della "buga" che inghiottiva uomini e dava lavoro a un'intera valle

A cura di Redazione Redazione
19 aprile 2026 05:45
Perticara, 62 anni fa la chiusura della miniera che fece grande la Valmarecchia -
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A sessantadue anni dalla chiusura della miniera di zolfo di Perticara, una delle più grandi d’Europa, il tempo sembra essersi fermato tra le nostre colline. Era il 1964 quando i cancelli si serrarono per l’ultima volta, segnando la fine di un’epoca e l’inizio di un lento, inesorabile spopolamento. Oggi quel mondo sotterraneo sopravvive nella memoria collettiva e nel Parco museo minerario delle miniere di zolfo delle Marche e dell'Emilia‑Romagna.

Perticara non era solo un paese: era una comunità modellata dalla miniera. Quasi tutti gli uomini adulti erano minatori, o lo erano stati almeno per un tratto della loro vita. Uomini che ogni giorno lasciavano le loro case diretti verso la “buga”, come chiamavano la miniera. Un mondo sotterraneo immenso, un labirinto di oltre 100 chilometri di gallerie distribuite su nove livelli, con discenderie, rimonte e fornelli che si estendevano per più di 7,5 chilometri quadrati. Una vera città nascosta, collegata all’esterno da quattro discenderie e sette pozzi. Ogni giorno centinaia di operai venivano inghiottiti da quel sistema complesso, lavorando in condizioni spesso estreme, tra carenze di ossigeno e gas tossici.

La storia della miniera affonda le sue radici lontano nel tempo. Già in epoca antica le popolazioni locali raccoglievano lo zolfo che affiorava lungo il torrente Fanante. Ma fu con la diffusione della polvere da sparo che iniziò lo sfruttamento sistematico del giacimento. Tra XVII e XIX secolo si susseguirono diverse proprietà, fino alla svolta del 1917, quando la Montecatini acquisì la concessione.

Sotto la gestione Montecatini, Perticara visse il suo periodo d’oro. Negli anni Trenta la produzione raggiunse quasi 50.000 tonnellate annue di zolfo greggio, con circa 1.600 dipendenti tra miniera e stabilimenti. L’indotto economico trasformò l’intera Valmarecchia: i piccoli borghi di Sartiano e Torricella, così come centri più grandi come Novafeltria e Talamello, conobbero una crescita senza precedenti. Persino la squadra di calcio locale, l’A.C. Perticara, arrivò a competere tra le grandi del panorama interregionale, spingendosi fino alla Serie C grazie anche al sostegno della Montecatini. Tra i traguardi più prestigiosi, la partecipazione alla Lega Interregionale Centro (allora Serie C, girone M) nella stagione 1947/48, insieme a club come Cesena, Rimini, Forlì, Ravenna, Faenza e Vis Pesaro.

Poi arrivò il declino. Nel secondo dopoguerra la concorrenza internazionale, l’introduzione di nuovi metodi di estrazione e il progressivo esaurimento dei giacimenti segnarono il destino della miniera. La Montecatini, ormai orientata verso l’industria chimica, decise di chiudere. Fu un trauma collettivo: la popolazione passò da oltre tremila abitanti a poco più di cinquecento, e molti ex minatori furono costretti a emigrare verso le grandi città in cerca di lavoro.

Oggi della grande miniera resta il cantiere del Certino, trasformato nel museo Sulphur, simbolo di una memoria che resiste. Negli anni Ottanta la riapertura della discenderia Fanante aveva riacceso la speranza di recuperare almeno una parte del sito, ma le condizioni del sottosuolo - tra crolli, gas e carenza d’ossigeno - rendono ancora difficile una piena valorizzazione.

Per visitare e per maggiori info sul museo Sulphur di Perticara: Museo Sulphur

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