Portogallo alle urne per le presidenziali 2026

Undici candidati in corsa: ballottaggio quasi certo l’8 febbraio

A cura di Glauco Valentini Redazione
18 gennaio 2026 12:14
Portogallo alle urne per le presidenziali 2026 -
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Oggi, 18 gennaio 2026, i cittadini portoghesi sono chiamati alle urne per il primo turno delle elezioni presidenziali che devono eleggere il successore di Marcelo Rebelo de Sousa, in carica dal 2016 e giunto al termine del secondo mandato, non più candidabile per via dei limiti costituzionali.

Con un numero record di 11 candidati in lizza, la competizione è tra le più frammentate nella storia recente del Paese e i sondaggi suggeriscono che sarà molto difficile per chiunque ottenere oltre il 50 % dei voti necessari per vincere al primo turno. Per questo motivo, gli analisti vedono con estrema probabilità un **ballottaggio tra i due più votati in programma per il 8 febbraio 2026.

I principali candidati

Tra gli 11 aspiranti alla carica di Presidente della Repubblica si distinguono diversi nomi di rilievo sullo scenario politico nazionale: André Ventura, leader del partito di estrema destra Chega (“Basta”), che secondo i sondaggi potrebbe guidare il primo turno, segnando un’importante avanzata del movimento populista in Portogallo. António José Seguro, esponente del Partito Socialista (PS), in corsa per riportare il centrosinistra alla Presidenza. Luís Marques Mendes, candidato sostenuto dalla coalizione di governo di centro-destra (Social Democratic Party e Democratic and Social Centre/People’s Party). João Cotrim de Figueiredo, eurodeputato del partito liberale Iniziativa Liberale. Henrique Gouveia e Melo, ex Capo di Stato Maggiore della Marina militare e candidato indipendente, noto per il ruolo nella gestione della campagna vaccinale contro la Covid-19.

Gli altri candidati includono figure di varia estrazione politica – da esponenti della sinistra progressista e comunista a candidati minori – ma le loro percentuali nei sondaggi sono complessivamente basse.

Il contesto elettorale e prospettive

Il sistema elettorale portoghese prevede che il Presidente sia eletto con la maggioranza assoluta dei voti (50 %+1); in mancanza di ciò si procede a un secondo turno tra i due candidati più votati, come molto probabilmente accadrà quest’anno.

Nonostante sia un ruolo in gran parte cerimoniale, il Presidente della Repubblica detiene comunque poteri costituzionali chiave, come la facoltà di porre il veto su leggi approvate dal Parlamento o sciogliere l’Assemblea e indire nuove elezioni in caso di crisi politica.

Il voto di oggi si svolge in un clima di grande incertezza e competitività, con temi come inflazione, costo della vita, crisi abitativa e immigrati che hanno influenzato il dibattito pubblico durante la campagna elettorale.

Verso il ballottaggio

Tutti gli osservatori concordano che nessun candidato raggiungerà il 50 % necessario per vincere al primo turno, e che dunque l’attenzione si sposterà sull’8 febbraio, quando i due sfidanti più votati si contenderanno la Presidenza in un decisivo ballottaggio.

L’esito di questa elezione è visto non solo come una scelta istituzionale di routine, ma anche come un possibile segnale della trasformazione del panorama politico portoghese e delle tendenze dell’opinione pubblica in Europa.

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