Processo Dassilva, la difesa punta sull'inconsistenza delle prove: "Manuela Bianchi non è credibile"
Tra assenza di Dna e incongruenze tecniche, i legali del 36enne senegalese cercano l'assoluzione
Giornata dedicata alla difesa nel processo per l’omicidio di Pierina Paganelli. Gli avvocati di Louis Dassilva, Riario Fabbri e Andrea Guidi, hanno contestato l’impianto accusatorio sostenendo che non esistano prove concrete contro il 36enne senegalese.
Secondo la difesa, le accuse si baserebbero soprattutto sulle dichiarazioni di Manuela Bianchi, ritenuta “non credibile” dagli avvocati. Guidi ha parlato di una donna “abituata a mentire” e pronta ad accusare Dassilva per proteggere sé stessa.
Nella ripresa pomeridiana, i legali hanno poi sottolineato l’assenza di tracce di Dna, dell’arma del delitto e di elementi che collochino Dassilva sulla scena del crimine la sera del 3 ottobre 2023. Contestati anche i tempi ipotizzati dalla Procura: “92 secondi sarebbero troppo pochi per compiere l’aggressione”, ha detto Guidi, che ha citato la sentenza della corte di appello per Alberto Stasi nell'omicidio di Chiara Poggi che confermava l'assoluzione. "Quella sentenza dobbiamo rileggerla qua perché vi sono piste alternative che non sono state indagate e tra queste c'è la macchia di possibile materiale ematico nel box auto di Manuela Bianchi".
Nel mirino della difesa anche le indagini tecniche. Secondo gli avvocati, l’app Health del telefono di Dassilva non registrerebbe movimenti compatibili con la ricostruzione dell’accusa.
Fabbri e Guidi hanno inoltre rilanciato una pista alternativa che riguarda Loris Bianchi, evidenziando alcune “anomalie” nei suoi spostamenti e nei rapporti con la vittima.
La difesa ha contestato anche il movente passionale ipotizzato dalla Procura: “Dassilva non era innamorato di Manuela Bianchi e non avrebbe avuto nulla da perdere”, hanno concluso i legali.
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