Rapinò la gioielleria nel 2025, arrestato un 27enne incastrato da Dna e impronte

Per la procura sarebbe stato l'uomo l'autore del gesto, entrato nel negozio armato nel giugno 2025. Decisivi impronta e Dna, ma anche le immagini delle telecamere

A cura di Redazione Redazione
15 settembre 2026 10:13
Rapinò la gioielleria nel 2025, arrestato un 27enne incastrato da Dna e impronte - Foto di archivio
Foto di archivio
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Un'impronta digitale sugli occhiali lasciati durante la fuga e un profilo genetico sulla pinzetta utilizzata per colpire una delle vittime. Sono questi alcuni degli elementi che hanno portato il gip del Tribunale di Rimini a disporre la custodia cautelare in carcere per un riminese classe 1999, ritenuto coinvolto nella rapina alla gioielleria Monti del 16 giugno 2025.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, quel giorno tre persone avrebbero raggiunto l'oreficeria fingendosi clienti. Attorno alle 10.20, uno di loro avrebbe chiesto l'apertura della porta per poi consentire agli altri due di entrare. A quel punto sarebbe iniziata l'azione violenta: il soggetto avrebbe impugnato un revolver, puntandolo contro il titolare e minacciandolo. Le immagini dell'impianto di videosorveglianza, analizzate dagli investigatori, avrebbero documentato anche il contatto fisico con le vittime. Nel corso della colluttazione, la moglie del titolare avrebbe reagito colpendo ripetutamente il rapinatore con una pinzetta metallica appuntita, fino a farlo desistere. I tre sarebbero quindi fuggiti senza riuscire a portare via i preziosi.

La svolta nelle indagini sarebbe arrivata dall'analisi degli oggetti recuperati sulla scena. Gli investigatori hanno individuato un'impronta papillare sugli occhiali a specchio che, secondo gli accertamenti dattiloscopici del Ris, sarebbe riconducibile al riminese. Gli stessi occhiali, secondo la ricostruzione contenuta nell'ordinanza, sarebbero stati indossati dall'uomo armato durante la rapina e persi nella colluttazione. Ancora più significativo, per gli inquirenti, sarebbe il risultato delle analisi biologiche. Sulla pinzetta utilizzata dalla donna durante la colluttazione è stato isolato un profilo genetico maschile che, confrontato con il profilo noto dell'indagato, inserito nella Banca dati nazionale del Dna, avrebbe dato un riscontro positivo. Il provvedimento precisa che la probabilità di una compatibilità casuale è ritenuta estremamente remota.

A questi elementi si aggiungono le immagini delle telecamere e alcuni accertamenti svolti nei giorni precedenti alla rapina. Gli investigatori avrebbero infatti ricostruito la presenza di uno degli altri presunti partecipanti all'interno dell'oreficeria nei giorni precedenti colpo. Per il gip, quella presenza sarebbe compatibile con un'attività di osservazione dell'obiettivo e con la successiva azione dei tre. Per il giudice, dunque, gli elementi raccolti formerebbero un quadro indiziario grave e convergente. Il riminese classe '99 è accusato della rapina aggravata e del porto illegale del revolver utilizzato durante l'azione.

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