"Respirare di nuovo la cultura del calcio", la sfida della nuova Rimini Calcio

Formazione, lavoro e sport al centro del progetto, questi i segreti della nuova società. "Vogliamo ridare una squadra alla città e riportarla in alto".

A cura di Redazione Redazione
29 agosto 2026 09:08
"Respirare di nuovo la cultura del calcio", la sfida della nuova Rimini Calcio - Marco Lombardi
Marco Lombardi
Condividi

C'è un pallone, certo. Ma attorno a quel pallone la nuova Rimini Calcio vuole costruire qualcosa che vada oltre i novanta minuti della domenica. Formazione, lavoro, futuro dei giocatori e rapporto con la città sono alcuni dei punti su cui la società guidata da Marco Lombardi e il team di imprenditori nostrani vuole puntare. Ed è da qui che lo stesso presidente è partito nel suo intervento di ieri nell'incontro La cultura dello Sport, al Bagno Tiky 26. "Stiamo mettendo tanta attenzione non solo al calcio, ma anche al sociale", racconta Lombardi. Ed è proprio da qui che parte il progetto della nuova società. L'idea è utilizzare lo sport come strumento per accompagnare i giocatori nella loro crescita, dentro e fuori dal campo.

"Un'altra cosa che proviamo a fare è trasmettere una certa cultura attraverso lo sport. Io ho avuto la fortuna di praticarlo per un periodo della mia vita e dico sempre ai ragazzi che vivo ancora di rendita per quei dieci anni in cui l'ho fatto assiduamente". Per Lombardi, il valore dello sport sta anche nelle lezioni che lascia: "Significa imparare che bisogna fare sacrifici e questo è già un insegnamento. Significa anche capire che non sempre si raggiungono gli obiettivi che ci fissiamo".

Il progetto della Rimini Calcio guarda in particolare al futuro dei calciatori. In Serie D, spiega il presidente, non ci sono gli stessi guadagni delle categorie superiori e per un giocatore può diventare complicato arrivare preparato al momento in cui smetterà di giocare. Da qui l'idea di affiancare al calcio percorsi di formazione. "I giocatori della D non vivono di rendita come quelli delle categorie superiori e, a fine carriera, questo può diventare un problema. Per questo stiamo mettendo a punto alcuni progetti che possano aiutare i giocatori durante la loro carriera e anche dopo".

Si parla di inglese, stage nelle aziende e università telematiche. "Per chi non ha tempo, l'università telematica è una soluzione perfetta, perché si può frequentare da qualsiasi luogo. Attraverso tutto questo cerchiamo di dare a questa società un aspetto completamente nuovo".

Poi c'è il campo. La nuova Rimini Calcio riparte dalla Serie D, dopo la radiazione della precedente società e il successivo percorso per ottenere nuovamente il titolo sportivo. "Siamo in una categoria molto bassa, non adatta alla nostra città, e speriamo di riportare Rimini in alto", dice Lombardi. Una squadra costruita in tempi stretti, anche grazie alla fiducia di quei giocatori che hanno scelto di sposare il progetto quando ancora il titolo sportivo non era stato acquisito: "Molti giocatori si sono fidati di noi quando ancora non avevamo il titolo sportivo per ingaggiarli. Hanno creduto che saremmo riusciti a ottenerlo".

Anche la struttura societaria segue una strada diversa rispetto al modello del presidente-imprenditore unico. "Di solito il calcio si fa da soli, ci sono i mecenati che decidono di cimentarsi in un'avventura di questo tipo. Rimini, invece, ha dimostrato da decenni che non serve sempre una sola persona". Oggi gli imprenditori coinvolti sono sei, presto potrebbero diventare otto, con l'obiettivo di arrivare a dieci.

"Essere insieme è un aspetto culturale: mettere insieme realtà diverse significa avere una cultura sportiva che va oltre queste dinamiche". E proprio la parola cultura torna più volte nelle parole di Lombardi. Perché, dice il presidente, dietro la scelta di ripartire con una nuova Rimini Calcio non c'è soltanto la volontà di tornare a vedere una squadra in campo.

Il punto di partenza, in fondo, resta la città. "Stiamo cercando di ridare una squadra di calcio ai riminesi. In una città come la nostra stare senza calcio è impossibile e lo abbiamo fatto già per troppo tempo. Sarebbe stato impensabile".

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail