Riccione, Angelini al Consiglio d’Europa: "Villa Mussolini è la casa della democrazia"
La sindaca è intervenuta a Strasburgo sulla gestione dei luoghi storici controversi, raccontando la trasformazione della villa in spazio pubblico dedicato alla cultura e ai diritti.
Villa Mussolini da residenza estiva del capo del fascismo a luogo di cultura, mostre e iniziative aperte alla comunità. È la trasformazione raccontata dalla sindaca di Riccione Daniela Angelini al Consiglio d’Europa, dove è intervenuta durante la 51ª sessione del Congresso dei poteri locali e regionali, accompagnata dalla vicesindaca con delega alla Cultura Sandra Villa.
Su invito della presidente del Congresso, Gunn Marit Helgesen, Angelini ha partecipato al dibattito dedicato alle cosiddette memorie contestate, cioè ai luoghi legati a periodi storici controversi e al modo in cui le amministrazioni possono gestirli nel rispetto della democrazia e dei diritti umani. "La pietra non ha una colpa: la colpa risiede soltanto nell’uso ideologico e liberticida che del patrimonio si può fare", ha dichiarato la sindaca, sostenendo che cancellare fisicamente un edificio non significa cancellare la storia. Villa Mussolini, nata alla fine dell’Ottocento e acquistata dalla famiglia Mussolini nel 1934, fu utilizzata come residenza estiva del capo del fascismo.
Nel suo intervento, Angelini ha ripercorso il percorso che ha portato il Comune a diventare proprietario dell’immobile. L’acquisto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini è stato perfezionato il 15 maggio scorso. La sindaca ha inoltre riferito delle difficoltà incontrate durante l’operazione, parlando di pressioni politiche e tentativi di ostacolarla. Oggi la villa ospita mostre fotografiche di rilievo internazionale, con esposizioni dedicate nel tempo ad autori come Robert Capa, Robert Doisneau, Steve McCurry, Elliott Erwitt e Vivian Maier. Gli spazi sono utilizzati anche per laboratori rivolti a scuole e università e per la celebrazione di matrimoni e unioni civili.
Il progetto, secondo Angelini, dimostra come un luogo legato a una stagione di discriminazioni possa essere reinterpretato attraverso la cultura e l’apertura alla comunità. Nel messaggio rivolto agli amministratori europei, la sindaca ha invitato a non rimuovere le tracce dei periodi più controversi, ma a trasformarle in occasioni di conoscenza e partecipazione democratica. "Oggi quell’edificio non appartiene più al passato: appartiene ai cittadini di Riccione, ai giovani, agli artisti e ai democratici di tutta Europa", ha concluso.
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