Riccione saluta il comandante della stazione dei carabinieri Claudio Cacace nel suo ultimo giorno di servizio
Nel corso della sua carriera ha ricevuto due encomi solenni per operato di servizio
Questa mattina, nella Sala di rappresentanza in Municipio, la sindaca Daniela Angelini, i componenti della giunta, la comandante del Corpo di polizia intercomunale, Isotta Macini, e il vice comandante Vincenzo Giuliani hanno incontrato il luogotenente Claudio Cacace, comandante della stazione dei carabinieri di Riccione, nel suo ultimo giorno di servizio prima del collocamento in congedo. La sindaca Angelini e la giunta hanno espresso al comandante Cacace i saluti dell’amministrazione comunale e dell’intera città esprimendo “sincera stima e riconoscimento per lo straordinario impegno profuso negli anni a tutela del territorio e della sicurezza di tutti i cittadini”. Prossimo alla pensione dopo 41 anni di servizio, il luogotenente carica speciale Claudio Cacace, comandante della Stazione dei carabinieri di Riccione, lascia un segno nella comunità locale.
Originario di Avezzano (L’Aquila), 60 anni e laureato in Scienze dell’Amministrazione, si arruola nell’Arma nel 1985. Dopo aver frequentato il 38esimo corso presso la Scuola allievi sottufficiali di Velletri e Vicenza dal 1985 al 1987, ottiene il grado di vice brigadiere, iniziando un percorso professionale che lo porta subito in Romagna e nelle Marche. Tra il 1987 e il 1992 presta servizio come sottufficiale addetto alla Stazione di Miramare di Rimini. Successivamente, dopo una breve esperienza a Forlì, ricopre per cinque anni l’incarico presso il Nucleo radiomobile della Compagnia di Tolentino, per poi approdare nel 1997 prima alla Stazione di Saludecio e infine a Riccione. Proprio a Riccione, nel dicembre del 2005, assume la guida della Stazione dell’Arma. Nel corso della sua carriera ha ricevuto due encomi solenni per operato di servizio. Il primo risale al 2018, per aver smantellato una rete criminale dedita al traffico internazionale di stupefacenti. Il secondo gli è stato conferito nel 2020 a seguito di un’articolata attività investigativa che ha portato all’arresto della responsabile di un centro antiviolenza, accusata di malversazione ed estorsione ai danni di donne vittime di abusi, e al contestuale sequestro di ingenti somme di denaro.
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