Riccione, torna la Granfondo: percorso duro e spettacolare tra salite iconiche e borghi storici
105 km tra tecnica, ritmo e continuità
È un percorso che non si limita a mettere in fila salite e chilometri, ma costruisce una prova completa, dove contano gestione, lettura e continuità: la Granfondo di Riccione, in programma domenica prossima, giunta alla 23ª edizione, propone un tracciato di 105,70 chilometri per 1800 metri di dislivello complessivo, capace di alternare tratti tecnici a momenti più scorrevoli senza mai concedere veri punti di recupero. Dopo la partenza da Piazzale Roma e il trasferimento di circa 5 chilometri, il via ufficiale lanciato porta subito il gruppo verso l’entroterra, con un avvicinamento progressivo che consente di prendere ritmo prima del primo vero snodo altimetrico. L’ingresso nella Repubblica di San Marino avviene con la salita di Montegiardino, già affrontata nella cronometro del Giro d’Italia Riccione–San Marino: dopo la vallata verso Faetano la strada cambia subito tono, con una prima parte più esigente dove le pendenze toccano punte del 10% e si assestano su una media del 6,5%, per poi spezzarsi verso Fiorentino tra falsopiani e contropendenze che consentono di rifiatare prima degli ultimi due chilometri, più regolari attorno al 6%. «È una salita da gestire, perché la gara è lunga e non devi andare fuori giri subito», osserva Valeriano Pesaresi. Dopo lo scollinamento, prima della discesa, il percorso incontra Monte Grimano Terme, centro noto per le sue acque termali e per la posizione dominante sulla Val Conca, passaggio naturale tra l’area sammarinese e il rientro verso l’entroterra. Segue una fase ondulata fatta di continui saliscendi, dove è difficile trovare un’andatura costante e dove la capacità di restare coperti nel gruppo diventa determinante, fino alla discesa verso la vallata di Osteria Nuova. Da qui si entra nel tratto più selettivo: la salita verso Montefiore Conca, poco più di due chilometri con pendenza media attorno all’11,5%, intensa e senza pause, conosciuta tra i ciclisti come “Pedrosa”. «È la salita più dura, corta ma impegnativa, dove ognuno deve trovare il proprio ritmo. Però sotto la rocca, una volta superato il tratto più difficile, ci sono dei punti in cui puoi alzare lo sguardo e vedere tutta la costa: è uno di quei momenti in cui capisci dove sei», racconta Pesaresi. Superato Montefiore, il percorso continua a svilupparsi in territorio romagnolo fino a sconfinare successivamente nelle Marche, in un tratto che precede l’ingresso a Mondaino, con un’alternanza di strade secondarie e continui cambi di ritmo. La salita verso Mondaino si presenta pedalabile, con pendenze attorno al 5% e un andamento regolare che favorisce il lavoro di gruppo; solo il tratto finale, con alcuni tornanti prima dell’ingresso nel borgo, presenta valori più sostenuti. «È una salita dove si sta meglio a ruota che al vento, bisogna usarla bene senza sprecare energie», sottolinea Pesaresi. Mondaino, storicamente terra di confine tra Stato Pontificio e Ducato di Urbino, è oggi noto anche per il Palio del Daino e per la sua piazza circolare rinascimentale, uno dei passaggi più caratteristici dell’intero percorso. «Entrare in quella piazza dà sempre una sensazione diversa, anche in gara». Il tracciato prosegue con un’ultima collina pedalabile prima di rientrare verso la costa, attraversando Saludecio, borgo che conserva un impianto storico ben definito e che si distingue per i murales e i dipinti che raccontano la vita e le tradizioni del passato lungo le vie del centro. «È uno di quei luoghi che magari in gara attraversi velocemente, ma che raccontano molto del territorio», aggiunge Pesaresi. Subito dopo si incontra San Clemente, con il suo castello e il centro storico che segnano l’ultimo riferimento prima del rientro. «San Clemente è l’ultima perla, lì capisci che sei nel finale ma devi restare concentrato fino all’arrivo». Il rientro conduce infine al Castello degli Agolanti, sopra Riccione, struttura quattrocentesca costruita dalla famiglia fiorentina degli Agolanti e punto di riferimento storico per la manifestazione fin dalle sue origini nel 1999. Un arrivo simbolico che chiude un percorso mai estremo ma sempre esigente, costruito su continuità, cambi di ritmo e una stretta relazione con i luoghi attraversati. A chiudere il quadro, uno sguardo all’accoglienza e al momento conviviale: al termine della prova, l’appuntamento è nuovamente a Piazzale Ceccarini, dove andrà in scena lo street food party dedicato ai partecipanti, con un buono incluso per vivere il post-gara tra sapori e atmosfera romagnola. «La Granfondo non finisce sotto lo striscione d’arrivo – sottolinea Valeriano Pesaresi – ma continua nel momento in cui i ciclisti si ritrovano insieme, si raccontano la gara e si godono la città. È questo lo spirito dell’evento». Un momento pensato non solo come ristoro, ma come naturale prolungamento dell’esperienza vissuta lungo il percorso. La Città di Riccione conferma così il proprio ruolo centrale, non solo nel patrocinio ma nell’accoglienza complessiva della manifestazione, trasformando la Granfondo in un’occasione di incontro tra sport, territorio e comunità. «Riccione è il punto di partenza e di arrivo, ma anche il luogo dove tutto si ricompone», conclude Pesaresi. Agli atleti, l’augurio è quello di vivere ogni chilometro con consapevolezza e spirito sportivo, interpretando il percorso e godendo fino in fondo di un’esperienza che unisce fatica e bellezza.
18.1°