Rimini: al via il ciclo di conferenze "Adriatico mare d’Europa" con Franco Farinelli
Mare e città senza dicotomie: il pensiero del geografo
Sarà il geografo di fama internazionale Franco Farinelli ad aprire venerdì 17 aprile il ciclo di conferenze ‘Adriatico mare d’Europa’, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini e seconda edizione delle riflessioni su ‘Rimini crocevia tra Oriente e Occidente’. Il ciclo 2026 è curato da Fabio Fiori.
La conferenza è in programma alle 18.00 nella ‘Sala della Cupola’ della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini in Corso d’Augusto 62. L’ingresso è gratuito e ad accesso libero, fino ad esaurimento posti.
Il professore emerito all’Università di Bologna da anni indaga le geografie adriatiche nelle loro variegate composizioni, scomposizioni e ricomposizioni e interverrà a partire dal titolo dell’incontro: Il caso di Rimini: il mare, la terra, le strade e la città.
“L’Adriatico è servito da modello al Mediterraneo – anticipa Farinelli - Nella cultura adriatica non esiste dicotomia possibile, un A e un B, ma A e B convivono, stanno sempre insieme. Nella cultura adriatica e nel funzionamento del territorio, sempre tertium datur, il terzo non è mai escluso ma esiste come modalità funzionale.
Su un solo mare in tutto il mondo, l’Adriatico, vi sono tre culture che si affrontano, l’una dirimpetto all’altra: la cultura occidentale dall’Italia fino alle Bocche di Cattaro, dall’altra parte dell’Adriatico; l’ortodossa cioè il Montenegro; l’islamica ovvero l’Albania.
Non c’ è un altro mare al mondo dove tre culture entrano in contatto. Rimini nasce come terminale adriatico della via Emilia, esempio grandioso della pianificazione di origine latina, termine estremo sull’Adriatico della città regione emiliana di origine romana. E pertanto modello esemplare della capacità latina di raccordare le ragioni della viabilità con quelle urbane e marittime.
Di fronte al problema dell’organizzazione di uno spazio sfuggente sia per dimensioni che per l’assenza di vere città, nel II secolo a.C. i Romani, giunti in Emilia, concepirono come soluzione la massima estensione del compasso urbano, il solo modello di pianificazione in loro possesso, cioè la ricomprensione in un unico gigantesco organismo che ancora oggi sopravvive nella forma della regione emiliano romagnola”.
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