Rimini, biglietti bus più cari fino al 33%: scoppia la protesta dei sindacati
L'attacco di Cgil Cisl e Uil: "Nessun miglioramento del servizio"
L’aumento delle tariffe del trasporto pubblico locale annunciato da START Romagna a partire dal prossimo 1° giugno accende il confronto tra istituzioni e organizzazioni sindacali. CGIL, CISL e UIL esprimono infatti forte preoccupazione per una decisione che comporterà rincari significativi su biglietti e abbonamenti, con aumenti che in alcuni casi raggiungeranno il 33%.
Secondo quanto comunicato dai soci dell’azienda – Comuni e Province del territorio – il provvedimento sarebbe motivato dall’aumento dei costi energetici e dei carburanti, oltre che dalla necessità di adeguare tariffe considerate tra le più basse dell’Emilia-Romagna. Una spiegazione che però non convince le sigle sindacali, che parlano apertamente di una misura destinata a gravare soprattutto su lavoratori, pensionati e fasce sociali più fragili, ossia su quella parte di cittadinanza che utilizza quotidianamente il trasporto pubblico.
Le organizzazioni sindacali sottolineano inoltre come il tema dei rincari energetici non possa giustificare completamente l’intervento tariffario. Secondo CGIL, CISL e UIL, infatti, i cittadini stanno già sostenendo direttamente l’aumento del costo della vita e dei carburanti; applicare ulteriori rincari ai titoli di viaggio significherebbe “scaricare due volte” sugli utenti gli effetti di una crisi strutturale.
Altro elemento contestato riguarda l’assenza di un confronto preventivo. I sindacati affermano di essere venuti a conoscenza del fatto che già dallo scorso novembre START Romagna avrebbe illustrato ai soci l’ipotesi di revisione tariffaria. Per questo ritengono che sarebbe stato opportuno aprire un tavolo di discussione con le rappresentanze sociali e sindacali prima di assumere una decisione definitiva, così da valutare soluzioni meno impattanti e più condivise.
Nel comunicato emerge anche una critica più ampia alla situazione del trasporto pubblico locale. A fronte dell’aumento delle tariffe, infatti, non sarebbero previsti nell’immediato interventi concreti di potenziamento del servizio né investimenti strutturali significativi. Restano aperte questioni storiche come la carenza di corsie preferenziali e le difficoltà legate alla mobilità urbana, oltre alla persistente mancanza di personale che continua a causare disagi sia per l’utenza sia per i lavoratori del settore, con corse frequentemente soppresse.
Per CGIL, CISL e UIL il trasporto pubblico locale non deve essere considerato soltanto un servizio essenziale di welfare, ma anche uno strumento strategico per la sostenibilità ambientale e la transizione energetica. Da qui la richiesta di una programmazione più efficace della mobilità sostenibile, capace di integrare il TPL con tutte le altre infrastrutture presenti e future del territorio.
Le organizzazioni sindacali prendono atto del fatto che il potenziamento del servizio e una sua riprogrammazione sarebbero previsti nell’ambito della pianificazione futura, con prospettive che guardano al 2028. Tuttavia chiedono che già nei prossimi mesi venga avviato un confronto complessivo sul sistema di finanziamento del trasporto pubblico locale e sulla qualità del servizio offerto.
Tra le proposte avanzate figurano l’utilizzo di una quota delle risorse provenienti dalla tassa di soggiorno e la creazione di un fondo locale destinato ad alleggerire il costo degli abbonamenti per lavoratori, lavoratrici e pensionati.
CGIL, CISL e UIL chiedono infine l’apertura immediata di un tavolo di concertazione con gli enti locali soci di START Romagna e con l’azienda stessa, con l’obiettivo di individuare soluzioni che possano conciliare sostenibilità economica del servizio, tutela dei cittadini e qualità del trasporto pubblico locale.
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