Rimini cambia la sanità: 11 snodi territoriali per cure più vicine ai cittadini

Si aggiungono 11 snodi territoriali per implementare la sanità di prossimità a Rimini, coinvolgendo diversi professionisti per migliorare l'assistenza domiciliare

06 marzo 2024 14:43
Rimini cambia la sanità: 11 snodi territoriali per cure più vicine ai cittadini -
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Si aggiunge un altro tassello al progetto di “territorializzazione” della sanità Rimini. Anzi, per la precisione, 11 tasselli. “Sono i cosiddetti snodi territoriali, delle strutture di nuova concezione uniche nel panorama italiano diffuse sul territorio che fanno parte di quella visione di sanità di prossimità su cui sta lavorando con determinazione il Comune di Rimini in sinergia con l’azienda Usl della Romagna”, spiega l’amministrazione comunale.   

Distribuiti secondo le microzone sociosanitarie (tra i 10 mila e 15 mila abitanti), questi snodi fungeranno da punti di riferimento sul territorio in base alla specifica area di collocazione, che non sarà un semplice bacino di utenza ma una vera e propria “interlocutrice”.

Lo scopo ultimo è quello di implementare, potenziare ed estendere le attività domiciliari di carattere sociosanitario, grazie a una collaborazione sinergica tra i professionisti del mondo sanitario (infermieri di comunità e psicologo di comunità) e i professionisti del mondo sociale ed educativo (Aree Anziani, Disabili, Minori, Povertà, Educatore di quartiere, Operatore sociosanitario di quartiere – OSS) che lavoreranno insieme, fianco a fianco, per definire strategie e progettualità integrate, grazie anche al coinvolgimento dei medici di medicina generale.

Questa cooperazione, in particolare, mira a realizzare delle risposte sociosanitarie quanto più possibili complete e con uno sguardo a 360 gradi, grazie a un approccio multi-professionale e multidisciplinare. 

Il primo snodo di Miramare vedrà l’apertura delle porte entro settembre, seguito dall’attivazione di altri due presidi entro l’anno. A questo bacino se ne aggiungono altre quattro nel 2025 e altri quattro nel 2026.  

Ascolto, raccolta di informazioni, visite domiciliari, valutazione dei punti di forza e di debolezza del sistema di relazioni che fa capo alla persona o al nucleo familiare, presa in carico integrata, definizione del progetto integrato di capacitazione individuale, familiare o comunitario: gli snodi territoriali si baseranno soprattutto sulla dimensione di vicinato.

Da queste sedi, infatti, partiranno i diversi operatori per fornire servizi a domicilio, ovvero direttamente a casa, ai pazienti e ai cittadini, in un’ottica di sanità a vocazione territoriale.

Questa si impernia intorno a cinque concetti chiave: mettere in atto programmi e iniziative che mirano a prevenire la comparsa di malattie; fornire cure di base e di primo soccorso direttamente nelle comunità, riducendo la necessità di ricorrere ai servizi ospedalieri per problemi che possono essere gestiti a livello locale; assicurare che i servizi sanitari siano facilmente accessibili, riducendo la necessità di spostarsi in luoghi distanti per ricevere cure di base;  coinvolgere attivamente la comunità nella gestione della salute individuale e collettiva, promuovendo la partecipazione e la responsabilizzazione; integrazione tra servizi sanitari e sociali o sociosanitari per garantire una risposta coesa e efficace alle esigenze delle persone.  

Altra novità assoluta riguarda il rapporto con il terzo settore: gli snodi, oltre a essere la base da cui si articoleranno i servizi a domicilio, fungeranno anche da centri di dialogo e coordinamento con le organizzazioni di volontariato e le realtà associative presenti nella microzona, così da dare vita a sinergie positive che possano migliorare la qualità di vita nei quartieri e promuovere la partecipazione attiva della comunità.   

Questi luoghi dedicati alla cura rappresentano dunque i nuovi spazi pilota della sperimentazione messa a punto dall’amministrazione comunale, dall’Ausl e dall’Università di Bologna Alma nell’ambito del Piano di Contrasto alle Diseguaglianze del distretto di Rimini per l’attuazione e concretizzazione del Decreto n. 77/2022 il “Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale”.   

L’equipe coinvolta nei nodi territoriali svolgerà anche un’importante e innovativa mansione di mappatura attraverso un sistema di incrocio dati all’avanguardia sviluppato in sinergia con Ausl, Unibo e Regione ER che permetterà di raccogliere informazioni quantitative e qualitative dei bisogni della popolazione.    

Gli avamposti delle politiche di salute centrate sulle cure primarie (Primary Health Care – PHC) sono naturalmente le tre Case di Comunità nella loro articolazione Hub e Spoke, al quale questi nodi territoriali si integrano.   

Sanità, le 11 microzone di Rimin

Zona Nord mare              14.761      Zona Nord monte              19.831      Centro storico              11.567      Borgo Mazzini totale              20.692      Borgo S.Giovanni / Lagomaggio              15.104      Colonnella / 1° Maggio              11.053      Marina  centro              10.171      Zona Sud               9.813      Ghetto Turco                9.896      Marecchiese              15.038      Forese sud              12.435      

Sanità, il sindaco di Rimini: “Servizi che fanno la differenza”

La scelta della territorializzazione dei servizi è una priorità che sta alla base di questo mandato amministrativo, a 360 gradi, dalle attività erogate dagli uffici anagrafici a quelle sanitarie. – ha detto il sindaco del comune, Jamil Sadegholvaad -.  Si tratta di servizi che magari fanno meno notizia rispetto alle grandi opere, ma che possono davvero fare la differenza nella qualità di vita di una città, andando a rispondere in maniera efficace alle concrete esigenze delle famiglie, dei cittadini e in particolare delle persone che versano in condizioni di fragilità e vulnerabilità. Sugli snodi siamo dei precursori a livello nazionale, a conferma delle scelte virtuose in materia di un modello sanitario a vocazione territoriale”.  

Questi nodi rappresentano un unicum nel contesto regionale e italiano; un ecosistema dinamico che si fa ‘ambasciatore’ di un’applicazione innovativa del decreto ministeriale 77 che può fungere da best practice e da modello di riferimento per la sanità nazionale“, commenta l’assessore alle politiche per la salute del comune di Rimini, Kristian Gianfreda. 

L’obiettivo – prosegue – è prendersi cura dei cittadini andando oltre la malattia, dobbiamo prenderci in carico le persone con tutte le complessità che inevitabilmente la malattia porta con sé. Questo percorso nasce dal progetto di contrasto alle disuguaglianze di salute che ha visto la sinergia tra l’ente comunale, il distretto di Rimini Nord, l’Ausl e l’Università di Bologna al fine di dare gambe a quell’idea di sanità territoriale finalizzata a garantire un’assistenza sociosanitaria facilmente accessibile a tutte e tutti, prendendo in carico sia le criticità sanitarie sia i bisogni sociali, con un intervento integrato e multidisciplinare”. 

Dopo l’apertura della nuova sede per il servizio di Assistenza Domiciliare Integrata che dall’estate scorsa si è ufficialmente trasferito dall’area ospedaliera di via Ovidio al centro sulla Superstrada di San Marino arrivano questi presidi che saranno degli hub vitali per la domiciliarità, in attesa anche che siano operative le tre Case di Comunità. 

Stiamo lavorando assiduamente e stiamo dando attuazione al piano di potenziamento dell’assistenza territoriale. Un disegno di riorganizzazione dei luoghi e dei percorsi di salute per tutti i cittadini di Rimini con un’attenzione particolare verso i più fragili – spiega Mirco Tamagnini, direttore del Distretto di Rimini -. Stiamo terminando la formazione per gli infermieri di famiglia e di comunità, figure chiave ed innovative, che nella prima fase saranno impiegati nel territorio di Miramare e che potenzieremo passando, sul solo Comune di Rimini, dagli attuali 23 infermieri di assistenza domiciliare a 50 figure complessive suddivise nelle diverse aree che andremo ad individuare in un piano condiviso con l’Amministrazione”.  

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