Rimini: lavoro sempre più a termine e precario, l'analisi dei dati occupazionali
Esame approfondito del calo dei contratti stabili e le strategie per un futuro più sicuro per i lavoratori
L’analisi diffusa da Cisl Romagna sui dati occupazionali nel primo semestre 2023 confermano una tendenza ormai acquisita: la maggioranza di queste nuove assunzioni è a tempo determinato. Solo il 14.26% dei contratti è stato a tempo indeterminato (-0,42%). Rimini è la provincia con la percentuale più bassa, solo il 4,55% dei nuovi rapporti di lavoro è a tempo indeterminato, seguono Ravenna 8,27% e Forlì-Cesena 9,77%. I dati, poi, sono molto disomogenei:Rimini è la provincia dove si registra il calo maggiore sul 2022, con un -12,83%, segue Ravenna -4,94%, e Forlì-Cesena -1,34%. La provincia di Forlì-Cesena registra un calo complessivo delle assunzioni del 1,45%. Le assunzioni a tempo indeterminato si riducono dell’1,34%, mentre le assunzioni a termine aumentano dell’1,01%. I contratti in apprendistato mostrano una leggera crescita dello 0,06%. Quelli stagionali un decremento del 2,1%. Le assunzioni intermittenti evidenziano una crescita dell’1,24%. La provincia di Ravenna si confronta con una diminuzione complessiva del 3,28% nelle opportunità di lavoro. Le assunzioni a tempo indeterminato calano del 4,94%. Le assunzioni a termine crescono dello 0,49%. I contratti in apprendistato registrano una diminuzione del 9,39%, così gli stagionali -5,82% e gli intermittenti -0,63%. La provincia di Rimini, con un calo complessivo dello 0,29%, presenta un quadro più equilibrato, ma è la provincia che conta il calo maggiore dei contratti a tempo indeterminato: -12,83%. Calano anche i contratti termine -0,79%, quelli di apprendistato – 9,34% e gli stagionali – 0,39%. in crescita le assunzioni intermittenti del 4,60%. “È evidente come Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini abbiano visto un calo consistente dei contratti a tempo indeterminato – commenta il segretario generale della Cisl Romagna, Francesco Marinelli -. Al contempo, notiamo un aumento delle assunzioni a termine, il che solleva interrogativi sul futuro dei lavoratori che accettano tali contratti. È essenziale valutare attentamente le politiche e le strategie per garantire che il lavoro precario non diventi la norma”.
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