Rimini, "troppi alberghi: c'è corsa al ribasso dei prezzi e calo della qualità"

L'albergatore riminese Daniele Ciavatti: quattro soluzioni per uscire dall'impasse, ma solo una è quella efficace

A cura di Riccardo Giannini Redazione
14 febbraio 2026 17:36
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L'albergatore riminese Daniele Ciavatti commenta una recente ricerca di Trademark Italia, secondo la quale a Rimini il prezzo medio di una camera. "Il problema dei prezzi bassi a Rimini è da tempo considerato il vero nodo che impedisce al nostro patrimonio ricettivo di rinnovarsi e di stare al passo con i tempi. La causa fondamentale di tariffe così modeste è, senza dubbio, un eccesso di offerta", argomenta Ciavatti. Nel comune di Rimini le camere disponibili sono stimate in circa 33.000 (dati ricavati online), distribuite su poco più di 1.000 alberghi. A queste si aggiungono circa 1.200 appartamenti presenti su piattaforme di affitto breve, oltre a 60 bed & breakfast e 160 case vacanza (dati ricavati online).
"Questi numeri - argomenta Ciavatti - indicano una situazione di evidente eccesso di offerta rispetto alla domanda, che genera una concorrenza al ribasso sulle tariffe alberghiere".

Per abbassare l'offerta degli affitti brevi, la soluzione per Ciavatti è semplice: "Introdurre regole certe, assoggettando tali attività alle stesse normative previste per gli alberghi: sicurezza sui luoghi di lavoro, normativa antincendio, prevenzione della legionella". D'altra parte, rileva, "non è comprensibile che, per la stessa attività, alcuni soggetti (gli alberghi) siano gravati da un’enorme quantità di vincoli mentre altri (gli affitti brevi) ne siano quasi esentati".

Per gli alberghi, una possibile riduzione delle stanze potrebbe passare attraverso il superamento del vincolo alberghiero, che "nella sua rigidità richiama un’economia del passato, distante dalla realtà attuale".

Togliere il vincolo e lasciare libertà di trasformazione, porterebbe alla conversione di tanti alberghi in strutture residenziali, con risoluzione del problema affitti, una riduzione delle camere d'albergo e un aumento dei prezzi, "con maggiore redditività per gli alberghi rimasti". Una seconda strategia pensata prevede l'uscita dal mercato solo delle strutture che sono fuori già dal mercato per dimensioni, posizione o scarsa redditività. Con il problema che dovrebbe essere il Comune a stabilire per leggere quali imprese debbano chiudere "ma in economia è il mercato a certificare la sostenibilità di un’azienda". La terza soluzione pensata, analizzata da Ciavatti, è sostituire il vincolo alberghiero con quello turistico: riqualificare hotel dismessi o obsoleti trasformandoli in residence, condhotel, ostelli o coliving. Soluzione però che non porterebbe effetti: "Non comporterebbe alcuna riduzione delle camere disponibili; anzi, potrebbe determinarne un aumento, rimettendo sul mercato strutture oggi chiuse e accentuando il problema dell’eccesso di offerta". Infine l'ultima strategia: "Consentire l’uscita dal mercato con la possibilità di trasformazione in residenziale, a condizione di destinare una percentuale degli appartamenti ricavati all’affitto a canone calmierato. Gli effetti sarebbero una riduzione significativa delle camere disponibili e, al contempo, l’immissione sul mercato di alloggi a canone moderato, offrendo opportunità concrete a famiglie e lavoratori".

Tra le ipotesi analizzate la terza, l'unica a non prevedere una riduzione delle camere, è quella a cui sembra orientarsi la politica locale riminese, mentre Ciavatti sostiene la quarta, ipotizzata nel Comune di Riccione. "Essa - evidenzia l'albergatore - consentirebbe una riduzione significativa dell’offerta alberghiera e, al contempo, un beneficio sociale concreto attraverso l’aumento di alloggi a canone calmierato".

"La pianificazione urbanistica di una località turistica non può prescindere dai bisogni della propria popolazione. Se la qualità della vita è alta per i residenti, lo è anche per i turisti. Per questo sarebbe auspicabile abbandonare politiche orientate esclusivamente alla massimizzazione dell’offerta turistica, approccio miope che rischia di aggravare i problemi, e adottare invece una visione capace di armonizzare le esigenze dei residenti con quelle del sistema turistico", chiosa Ciavatti.

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