Salari in Italia: il potere d’acquisto non è stato recuperato
Landini: "Servono rinnovi contrattuali annuali". Persistente il divario retributivo tra uomini e donne
Le retribuzioni medie in Italia non hanno ancora recuperato il potere d’acquisto perso negli ultimi dieci anni. Secondo i dati diffusi dall’Inps, tra il 2014 e il 2024 le retribuzioni dei lavoratori del settore privato sono cresciute nominalmente del 14,7%, mentre quelle dei dipendenti pubblici si sono fermate a un aumento dell’11,7%. Incrementi che risultano inferiori al tasso di inflazione registrato nello stesso periodo, determinando una perdita reale dei salari.
Una situazione che, secondo il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, rende ormai insostenibile l’attuale modello di rinnovo contrattuale. «Non è possibile continuare a rinnovare i contratti ogni tre o quattro anni – ha dichiarato –. C’è bisogno di arrivare quasi a una contrattazione annuale dei salari per garantire un recupero certo dell’inflazione».
I dati Inps evidenziano inoltre come nel settore privato permanga un marcato divario retributivo di genere. Le donne, infatti, continuano a percepire retribuzioni medie effettive significativamente più basse rispetto a quelle degli uomini, a conferma di una disuguaglianza strutturale che il mercato del lavoro italiano non è ancora riuscito a colmare.
Il quadro complessivo restituisce l’immagine di salari in crescita solo nominale, incapaci di tenere il passo con l’aumento del costo della vita e di garantire una reale tutela del reddito dei lavoratori.
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