Sanità, Rimini chiede più assistenza di prossimità e meno attese

Dal Rapporto 2026 della Fondazione per la Sussidiarietà i dati sull'Emilia-Romagna. Gianfreda: "Necessaria un'alleanza con la società civile per potenziare la sanità pubblica"

A cura di Redazione Redazione
10 ottobre 2026 09:57
Sanità, Rimini chiede più assistenza di prossimità e meno attese - I relatori dell'incontro
I relatori dell'incontro
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Tempi di attesa, carenza di medici di famiglia e assistenza alle persone più fragili. Sono alcune delle sfide che riguardano anche il territorio riminese e che sono tornate al centro del confronto sulla sanità pubblica durante la presentazione del Rapporto 2026 della Fondazione per la Sussidiarietà, organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini. Al centro dell'incontro, la necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, professionisti, imprese sociali e associazioni per rispondere a una domanda di cura in crescita.

A richiamare le esigenze del territorio è stato Kristian Gianfreda, assessore alla Salute del Comune di Rimini. "Ci impegniamo a contrastare le disuguaglianze di salute", ha detto, sottolineando come l'invecchiamento della popolazione comporti un aumento delle patologie croniche e dei bisogni assistenziali. "È necessaria un'alleanza con la società civile per potenziare l'assistenza di prossimità e supportare la sanità pubblica". Una questione che investe direttamente anche l'organizzazione dei servizi sul territorio. Il rapporto evidenzia come in Emilia-Romagna il 51% della spesa sanitaria regionale sia destinato all'assistenza territoriale, contro il 44% rivolto agli ospedali. La rete delle Case della Comunità serve già quasi tre milioni di residenti: quelle attive sono 143 sulle 187 programmate. Sono invece 24 gli Ospedali di Comunità operativi, a fronte dei 52 previsti. La regione dispone inoltre di 47 Centrali operative territoriali e di 46 Centri di assistenza e urgenza, rilevati a giugno 2025.

Il quadro regionale presenta risultati positivi, ma anche criticità che riguardano la capacità di garantire risposte tempestive. Nel 2026 le prime visite effettuate entro i tempi previsti sono il 77,7%, in crescita rispetto al 73,7% del 2025, ma ancora sotto la media nazionale del 78,7%. Sugli esami diagnostici, invece, la quota dell'89,2% supera il dato italiano dell'84,7%. Resta aperto anche il problema della medicina generale: secondo Agenas, in Emilia-Romagna mancano 536 medici di famiglia rispetto al fabbisogno. Nel corso dell'incontro, il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà Giorgio Vittadini ha richiamato il valore universalistico del sistema sanitario e la necessità di rispondere ai nuovi bisogni legati all'invecchiamento, alla salute mentale e alle dipendenze. L'esperienza emiliano-romagnola, ha osservato, dimostra che una sanità vicina alle persone è possibile quando istituzioni, professionisti e comunità collaborano, ma la sfida resta quella di rafforzare i tempi di risposta e la medicina di famiglia.

Sulla necessità di una programmazione condivisa si è soffermato anche Tiziano Carradori, direttore generale dell'Ausl Romagna. "Prima di ogni scelta serve condividere i valori che ci orientano in tema di assistenza sanitaria", ha affermato, auspicando un dibattito pubblico serio e senza strumentalizzazioni. Le risorse, ha aggiunto, devono essere allocate sulla base dei bisogni reali, aggiornando le previsioni che non rispondono più alla situazione attuale. L'assessore regionale alle Politiche per la salute Massimo Fabi ha infine evidenziato l'aumento della domanda di cura dopo la pandemia e la necessità di programmare risposte più adeguate. Le Case della Comunità rappresentano, secondo Fabi, uno strumento concreto per un'assistenza multidisciplinare, ma servono maggiori risorse e una collaborazione strutturata con il terzo settore.

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