Santarcangelo Festival, a luglio l'edizione 2026 tra femminismi, queer e pratiche antirazziste

Per il quinto e ultimo anno sotto la direzione artistica del curatore polacco Tomasz Kirenczuk

A cura di Redazione Redazione
19 maggio 2026 14:05
Santarcangelo Festival, a luglio l'edizione 2026 tra femminismi, queer e pratiche antirazziste - Ph Marc Chesneau
Ph Marc Chesneau
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Dal 3 al 12 luglio torna il Santarcangelo Festival, giunto alla 56ª edizione e considerato il più longevo appuntamento italiano, tra i più rilevanti in Europa, dedicato alla multidisciplinarietà delle arti performative. Il tema scelto per quest’anno, “deep pressures”, invita il pubblico ad attraversare le complessità del presente, tra tensioni geopolitiche, identità plurali e linguaggi artistici radicali.

La rassegna, che trasformerà ancora una volta Santarcangelo Festival in una vera e propria “città-festival”, proporrà oltre cento appuntamenti tra spettacoli, performance, installazioni e dj set diffusi tra piazze, teatri, parchi e spazi non convenzionali. In programma 35 compagnie italiane e internazionali, di cui 22 in prima nazionale, con un focus su pratiche artistiche che esplorano femminismo, queer theory, antirazzismo e decolonialità, privilegiando esperienze immersive in cui corpo, danza e prossimità diventano strumenti di relazione e trasformazione.

"Lo sosteniamo con grande convinzione nell’ambito della legge 13 sullo spettacolo dal vivo – ha dichiarato l’assessora regionale alla cultura Gessica Allegni – perché lo consideriamo un vero e proprio presidio di democrazia, libertà e autonomia".

Per il quinto e ultimo anno sotto la direzione artistica del curatore polacco Tomasz Kirenczuk, il Festival si prepara a una transizione: dal triennio 2027-2029 la guida passerà a Luigi Noah De Angelis.

Tra gli ospiti internazionali spiccano il coreografo libanese Ali Chahrour con When I Saw the Sea, in scena il 9 luglio al Teatro Galli di Rimini, dedicato alle lavoratrici domestiche migranti e al sistema della kafala. Le artiste palestinesi Nur Garabli e Marah Haj Hussein presenteranno In relation to whom?, performance incentrata su memoria e resistenza nei territori occupati.

Il programma intreccia inoltre ecologia, ritualità e pratiche collettive: il coreografo Harald Beharie porterà Undersang nel bosco de L’Arboreto di Mondaino, mentre Tea And affronterà i temi dell’energia e dell’estrattivismo in Damn!. Ampio spazio anche al rapporto tra corpo e identità nelle creazioni di Melissa Ghazale, Ewa Dziarnowska, Wojciech Grudzinski e Katerina Andreou.

Accanto agli spettacoli, il Festival ospiterà proiezioni cinematografiche, progetti partecipativi e i dj set notturni di Imbosco, spazio dedicato a musica, incontro e cultura clubbing.

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