Seconda notte di veglia dei familiari dei prigionieri politici in Venezuela
Le famiglie aspettano il rilascio dei detenuti dopo l’annuncio di scarcerazioni simboliche
I familiari dei prigionieri politici in Venezuela hanno trascorso la seconda notte di veglia davanti a vari centri di detenzione nel paese, chiedendo informazioni e il rilascio dei loro cari dopo la recente dichiarazione del governo di Caracas sul rilascio di un “numero significativo” di detenuti.
L’annuncio era arrivato giovedì scorso dal presidente dell’Assemblea Nazionale venezuelana, Jorge Rodríguez, che ha parlato di un gesto volto a favorire la pace e la convivenza. Tuttavia, secondo le organizzazioni per i diritti umani e le verifiche sul campo, finora sono state confermate soltanto tra otto e undici persone liberate, una cifra che rappresenta meno dell’1% dei prigionieri politici stimati nelle carceri venezuelane.
I parenti dei detenuti hanno continuato a restare davanti a siti come El Helicoide – sede del Servizio di Intelligence Bolivariano a Caracas – per chiedere trasparenza e maggiori informazioni sui tempi e sulle modalità di rilascio. Secondo l’attivista Diego Casanova, del Comitato per la Libertà dei Prigionieri Politici, alle famiglie è mancata chiarezza sulla lista dei nomi e sulle condizioni di chi dovrebbe uscire.
Nel frattempo, la presidente ad interim Delcy Rodríguez ha affrontato le pressioni internazionali, in particolare quelle degli Stati Uniti: ha dichiarato che la risposta venezuelana all’attacco statunitense – che ha portato all’arresto dell’ex presidente Nicolás Maduro – “sarà nell’ambito della diplomazia” e non della vendetta militare. Secondo Rodríguez, il governo intende adottare un approccio diplomatico per affrontare le tensioni con Washington e favorire la normalizzazione dei rapporti.
La questione dei prigionieri politici resta uno dei nodi principali nelle relazioni tra Venezuela e comunità internazionale. Organizzazioni come Foro Penal stimano che centinaia di persone restino tuttora detenute per motivi considerati politici, una situazione che i familiari definiscono una ferita aperta e continuano a contestare con veglie, proteste pacifiche e richieste di giustizia.
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