Rimini Calcio, non è una squadra da D. E Troise merita un po' di fiducia

Troise è il nuovo allenatore del Rimini. Piazza in fermento, ma serve un po' di fiducia

A cura di Riccardo Giannini Redazione
12 ottobre 2023 07:00
Rimini Calcio, non è una squadra da D. E Troise merita un po' di fiducia - Emanuele Troise PH FACEBOOK RIMINI FC
Emanuele Troise PH FACEBOOK RIMINI FC
Condividi

di Riccardo Giannini

Faccio pubblica ammenda: avevo grande fiducia in Diego Gabriel Raimondi. Io credo sempre che il calcio italiano abbia bisogno di ricambio, di gente “fresca” e nuova. Non si può inventare sempre, in panchina, ma credo che in un momento di crisi del nostro calcio sia necessario cambiare, migliorare. Investire nell’uomo nuovo.

Guardo con fiducia e ottimismo alle novità, perché il nostro calcio ha bisogno di novità, è un calcio “ingessato”, con lo sguardo costantemente rivolto al passato, tra “nostalgismi” e rifiuto dell’avanguardia.

Raimondi non ha però conseguito gli obiettivi nella sua prima esperienza da allenatore tra i professionisti: ne prendo atto, dicendo bravi a “quelli che l’avevano detto” (che Raimondi non fosse all’altezza), ma anche ricordando, a “quelli che l’avevano detto”, che l’essere scettici sia sempre una situazione “win win”.

Non è tutta colpa di Raimondi e questo penso sia chiaro a tutti. Raimondi non è stato fortunatissimo, in particolare nella partita decisiva per le sue sorti, quella persa 3-2 con la Recanatese. Ma questo Rimini non è da ultimo posto e secondo me è giusto che Raimondi – una persona squisita, mai una parola fuori posto – sia stato esonerato dopo quella sconfitta. La mia stima per lui rimane intatta. Questa esperienza costituisce un “bagaglio” da sfruttare nella prossima esperienza in panchina.

Sul Rimini, rimango convinto delle mie valutazioni di inizio campionato. La squadra biancorossa non è da ultimo posto, ma doveva collocarsi in una posizione di classifica analoga a quella dell’anno scorso. Il gap di queste prime giornate non è facilmente colmabile, sia chiaro, e il rischio di retrocedere è tangibile, specie se il nuovo allenatore, Emanuele Troise, non dovesse correggere la rotta e se i difetti della squadra dovessero essere strutturali e rimanere tali. Ci sono tre mesi di campionato da giocare prima del mercato di gennaio. Non pochi.

Ma il Rimini non doveva trovarsi all’ultimo posto. Il potenziale d’attacco è da fasce alte. Gli altri due reparti no. Tuttavia bollare questa squadra come una “squadra da D” è un giudizio ingeneroso. Gorelli – il peggiore con la Recanatese – è un problema per il suo rendimento? Giochino Pietrangeli e Gigli, si valuti Allievi.

Gli Under non stanno brillando? Forse si può scendere a un compromesso e schierarne tre invece di quattro. Semeraro e Stanga secondo me hanno qualità e meritano una seconda chance. Idem Leoncini a centrocampo. Selvini e Iacoponi hanno mostrato qualità. Alla peggio si provi Cherubini, oppure Diotallevi. A costo di tenere in panchina Capanni, Langella, Lombardi.

Tra i pali Colombo non è ritenuto all’altezza e Passador ancora più inesperto? Si rinunci all’Under in porta e si guardi al mercato degli svincolati: senza invocare Tozzo o il costoso e bravo Colombi, ci sono liberi Giacomel, Guarna, Pelagotti, Nocchi, Salvato, anche l’ex biancorosso Giacomo Nava. Qualcuno di loro sarà raggiungibile a livello di budget.

L’allenatore è stato cambiato perché il Rimini può uscire dalla palude della bassa classifica. La situazione non è compromessa.

Questo non è ottimismo: è realismo. Lamentarsi perché la Di Salvo non porti D’Angelo sulla panchina non è un atteggiamento realista: D’Angelo è un tecnico da fascia medio-alta in B. Vogliamo tutti bene al Rimini, ma a un certo punto serve un atteggiamento più concreto, pur capendo le oscillazioni del tifo.

Realismo: lo scorso anno il Rimini ha deciso di rinunciare al minutaggio dei giovani e le attuali competitor per la salvezza (Fermana, Vis Pesaro, Recanatese, Pontedera, Olbia) ne hanno beneficiato a piene mani, trovandosi le casse meno vuote e soprattutto qualche giovane con un po’ più di esperienza in categoria.

L’Olbia è una sorta di squadra B del Cagliari, Vis e Pontedera da tempo hanno stretto un rapporto di collaborazione con Genoa e Venezia, guarda caso la Vis ha un portiere Under, Neri, che faceva la riserva in B e che finora si sta segnalando come uno dei migliori estremi difensori, la Recanatese lo scorso anno ha avuto dal Benevento uno dei migliori centrocampisti Under, Alfieri, quest’anno ha accolto Prisco e Veltri. Il Rimini deve costruire rapporti con le realtà di categoria superiore. Un anno di ritardo nel mercato degli Under e il cambio societario pesano.

Pretendere invece che la società biancorossa rinunci agli Under e criticarla aspramente per questo, significa essere rimasti a dieci-quindici anni fa. Bocciare un progetto dopo un mese di campionato non è un atteggiamento realista. Criticare, invece, è sempre giusto, perché questa nuova società di errori ne ha commessi. I ritardi, il mercato impostato e poi stravolto, sono tutti alibi o tutti errori, a seconda dei punti di vista.

Veniamo alla scelta dell’allenatore. Per me Troise è un sì, è sufficiente la stima di due uomini di calcio navigati come Righi e Fusco. Ma il “sì” o il “no” lascia il tempo che trova. Valutare un nuovo allenatore è più complicato che valutare un nuovo giocatore. Capisco invece, benissimo, chi avrebbe voluto un allenatore più esperto.

Ma bisognerebbe avere tutto l’elenco degli allenatori sondati dal Rimini e quelli alla portata del Rimini che non sono stati sondati. Perché un tecnico esperto può anche essere un tecnico che non ha più molto da dire. È un’incognita, come Troise, che però merita fiducia e merita di essere giudicato per quello che farà sul campo, non per i sentito dire e per le sensazioni. E i pareri servono fino a un certo punto.

Capisco benissimo che non ci sia voglia di aspettare. Il tifoso ha paura di una nuova retrocessione, ha paura di dover ripartire nuovamente dalla D, ha paura di dover tornare a fare trasferte in campi – con tutto il rispetto per chi fa calcio in queste realtà – improponibili. Il tifoso è giustamente stanco delle altalene. Ma torniamo a quanto già detto. Il calcio dei mecenati, grandi o piccoli che siano, è finito. Oggi scindere il campo dagli aspetti economici è impossibile, con buona pace di chi schernisce chi parla di payroll, bilanci, plusvalenze e di chi pensa che sia possibile “opinare, ponderare, deliberare, prevedere” senza tenere conto di questi aspetti.

La nuova proprietà non è entrata facendo i botti, spendendo e spandendo – da qui qualche “muso” lungo da chi si aspettava di più – ma ha pianificato. Ha sbagliato la scelta dell’allenatore. Lo ha cambiato e si è assunta la responsabilità della scelta. Inutile prendere il taglio di altre teste. Oggi non c’è più l’uomo solo al potere: l’area tecnica è gestita collegialmente.

Servirà dunque tempo per dare un giudizio sulla società presieduta dalla presidente Stefania Di Salvo. C’è meno tempo per riportare la squadra nelle parti più tranquille della classifica, compito non semplice per Troise. Una retrocessione è un bagno di sangue per i conti societari e la società ne è consapevole.

Troise è stato ritenuto l’allenatore adeguato sotto ogni profilo, da quello tecnico a quello economico. E Troise merita dalla piazza un po’ di fiducia, anche se il tempo stringe e anche comprendendo chi, in questo momento, stia pensando che “di fiducia ne abbiamo avuta anche troppa”.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail