Trump lancia il Board of Peace: nasce il nuovo organismo che vuole governare Gaza e oltre

Ventidue Paesi aderiscono, l’Europa si sfila. Restano in bilico Cina e Russia

A cura di Glauco Valentini Redazione
22 gennaio 2026 13:18
Trump lancia il Board of Peace: nasce il nuovo organismo che vuole governare Gaza e oltre - © Ansa
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Donald Trump ha ufficializzato a Davos la nascita del Board of Peace, il nuovo organismo internazionale che, nelle intenzioni del presidente statunitense, dovrebbe amministrare la Striscia di Gaza e assumere un ruolo globale ben più ampio. La carta fondativa è stata firmata da circa venti capi di Stato e di governo, tra cui i leader di Albania, Argentina, Turchia e Ungheria. Hanno aderito anche Bielorussia e Israele, seppur assenti alla cerimonia.

L’iniziativa, presentata da Trump come potenzialmente “uno degli organismi internazionali più importanti mai creati”, ha però raccolto numerosi rifiuti in Europa. Francia, Regno Unito, Norvegia, Svezia e Slovenia hanno declinato l’invito, mentre Italia e Germania restano defilate. Ancora nessuna risposta da Cina, India, Ucraina, Canada, Unione europea, Russia e Vaticano.

Tra i firmatari presenti figuravano Viktor Orbán e Javier Milei. Assente Benjamin Netanyahu, che rischierebbe l’arresto in Svizzera per le accuse di crimini contro l’umanità. La lista dei Paesi che hanno aderito comprende, tra gli altri, Arabia Saudita, Azerbaigian, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Indonesia, Kazakistan, Marocco, Pakistan, Qatar, Uzbekistan e Vietnam.

Resta incerta la posizione di Mosca: Trump aveva lasciato intendere un sì di Vladimir Putin, poi smentito dal Cremlino. La Russia starebbe valutando l’adesione, proponendo provocatoriamente di finanziare il miliardo di dollari richiesto per il seggio permanente con i beni russi congelati dall’Unione europea.

Trump ha ribadito che il Board lavorerà “con molti altri, compresa l’Onu”, ma la struttura appare come una sorta di organismo parallelo, con ingressi su invito e contributi economici elevati. Nella carta fondativa non compare mai la parola “Gaza”, segno di un progetto che guarda oltre il Medio Oriente. Nel suo discorso, Trump ha minacciato Hamas (“Se non si disarmano, sarà la fine per loro”) e ha rivendicato i suoi presunti successi diplomatici, citando anche l’Iran: “Erano a due mesi dall’avere un’arma nucleare. Ora vogliono parlare, e parleremo”.

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