Turismo, è davvero boom? Dubbi degli addetti ai lavori, "Si lavora di più, si guadagna meno"
Mauro Santinato: "Non ci sono investimenti: i dati non spiegano la redditività delle attività"
I dati diffusi sembrano dare rassicurazioni sullo stato di salute del turismo a livello regionale e provinciale, in Emilia Romagna sono stati superati i livelli pre-pandemia del 2019. Pensare al "boom dei turisti" o a un'altra stagione da record è facile, ma Mauro Santinato, albergatore riminese e fondatore di Teamwork Hospitality, invita a essere prudenti. "Basta fermarsi un attimo e osservare con maggiore attenzione la realtà economica del territorio per capire che qualcosa non torna. Se il turismo cresce davvero, dove sono gli investimenti? In qualsiasi settore economico esiste una relazione piuttosto semplice: se un comparto cresce, genera redditività e quindi nuovi investimenti", argomenta Santinato, che entra nel dettaglio: "Quando un mercato è davvero in espansione si vedono segnali chiari: nuovi imprenditori che entrano nel settore, riqualificazione delle imprese esistenti; compravendite immobiliari dinamiche; arrivo di operatori nazionali e internazionali. Guardando Rimini e la Riviera romagnola in generale, però, questi segnali sono molto deboli o addirittura assenti".
Santinato analizza la sua situazione riminese: "Da anni si susseguono annunci di grandi operazioni immobiliari e di riqualificazione turistica che poi rimangono bloccate o incompiute. Cantieri fermi da anni, impalcature mai smontate, progetti rimasti sulla carta. Basta pensare ad alcuni casi emblematici: l’Hotel Milano a Marina centro; la Colonia Bolognese e diversi alberghi e strutture turistiche con cantieri avviati e poi sospesi. Se il turismo fosse davvero in forte espansione e capace di generare utili importanti, perché questi investimenti non si concretizzano?".
Un altro aspetto preso in considerazione è il dato sugli alberghi chiusi. "Nella sola Provincia di Rimini - osserva Santinato - si contano oltre 300 hotel non operativi da anni. Se il settore fosse realmente così redditizio, queste strutture sarebbero oggetto di un mercato immobiliare vivace: qualcuno le comprerebbe, le ristrutturerebbe e le riporterebbe sul mercato. Invece restano chiuse, spesso degradate, in attesa di un destino che non arriva mai".
Santinato evidenzia che il turismo riminese non sia in crescita, ma semplicemente "lavora di più e guadagna di meno", con "i bilanci della maggior parte delle aziende alberghiere è in continua contrazione".
Il punto centrale, nel ragionamento di Santinato, è proprio questo: "I numeri delle presenze e degli arrivi non raccontano la redditività delle imprese. Con le tariffe medie praticate dalla maggioranza degli alberghi della Riviera si può tranquillamente affermare che molti operatori lavorano di più ma guadagnano meno".
Nel dettaglio, osserva il fondatore di Teamwork hospitality, "negli ultimi anni infatti il settore ha dovuto affrontare l'aumento dei costi energetici, l'aumento del costo del lavoro, l'aumento delle materie prime, margini sempre più compressi, elusione e evasione sempre in quote minore. Si può tranquillamente affermare che i dati sui flussi turistici non riflettono le difficoltà economiche delle imprese. In altre parole: i turisti arrivano, ma non sempre generano reddito sufficiente".
Altro aspetto analizzato è l'aumento dei turisti stranieri: "Vengono registrati come stranieri anche i cittadini residenti in Italia che non hanno ancora ottenuto la cittadinanza. Questo spiega alcune anomalie nelle classifiche dei mercati esteri. Per esempio, tra i primi cinque mercati stranieri compare la Romania, mentre risultano praticamente assenti paesi storicamente importanti per la Riviera come: Regno Unito, Paesi Scandinavi o Benelux. Inoltre una parte rilevante delle presenze straniere è legata al turismo fieristico e congressuale. Eventi internazionali come Sigep, Key Energy, Ecomondo portano ogni anno migliaia di visitatori, ma si tratta di flussi legati alle fiere e non al turismo balneare tradizionale".
Il turismo fieristico-congressuale, invece, è in crescita effettiva, osserva Santinato, a differenza del turismo balneare: "La presenza della Fiera e del Palacongressi continua a generare flussi importanti e qualificati di visitatori, spesso con capacità di spesa più elevata rispetto al turismo balneare tradizionale. È questo l’unico segmento dinamico del turismo riminese mentre il balneare soffre di una evidente obsolescenza dell’offerta".
Per ciò che concerne il turismo balneare, "il problema principale è l’obsolescenza di gran parte dell’offerta turistica: molti alberghi sono datati; tutti gli stabilimenti balneari necessitano di importanti investimenti; il commercio turistico non esiste praticamente più; la vita notturna, un tempo punto di forza della Riviera, si è fortemente ridimensionata. In questo contesto diventa difficile immaginare un rilancio senza un profondo processo di riqualificazione dell’intero sistema turistico".
Santinato osserva infine un paradosso: "Solo il pubblico investe. Gli interventi più significativi di riqualificazione urbana degli ultimi anni non sono arrivati dal settore privato ma dalla Pubblica Amministrazione. Molti dei cantieri più importanti, dal lungomare ai progetti di rigenerazione urbana , sono stati promossi e finanziati dal pubblico, spesso proseguendo programmi avviati dall'amministrazione precedente. Il settore privato, invece, appare completamente fermo. C’è da chiedersi il perchè di questo immobilismo: scarsa redditività? mancanza di passaggio generazionale? mancanza di visione imprenditoriale? mancanza di finanziamenti? mancanza di strumenti e regolamenti urbanistici? norme che bloccano o rallentano qualsiasi iniziativa?"
"Nessuno mette in discussione i dati ufficiali sugli arrivi e sulle presenze ma bisogna guardare oltre il dato apparente. Il problema è un altro: quei numeri da soli non bastano per capire lo stato di salute reale del turismo riminese. Un settore economico sano si misura anche da investimenti, redditività, innovazione, capacità di attrarre nuovi operatori. Se guardiamo questi indicatori, il quadro appare molto meno trionfalistico. Forse è arrivato il momento di andare oltre i titoli celebrativi e iniziare una riflessione seria sul futuro del turismo a Rimini. Perché dietro ai record dei numeri si intravedono segnali che meritano molta più attenzione", chiosa Santinato.
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