Turismo, un sos per le piccole pensioni: "Toglierle è cancellare l'identità di Rimini"
Stefano Benaglia, presidente Pro Loco di Viserbella, sottolinea l'importanza delle piccole pensioni per l'identità culturale turistica
“Non cancellate le piccole pensioni: significa cancellare un’identità importante della nostra cultura turistica”.
L’appello è di Stefano Benaglia, presidente della pro loco di Viserbella, di ritorno da una vacanza tra Spagna e Portogallo, che ha suscitato in lui delle riflessioni sul turismo riminese.
Primo fattore è la globalizzazione. “Se faccio una fotografia a qualsiasi parte commerciale del lungomare, posso collocare quell’immagine in qualsiasi città turistica senza capire quale sia – spiega Benaglia – e stessa cosa per le vie del centro storico, tutte uguali nei marchi e nei loghi delle grandi catene”.
L’unica distinzione è “nella parte del piccolo artigianato, cioè quelle le professioni uniche dei territori e nei prodotti tipici locali”.
Per Benaglia “i lungomari sono segnati in maniera inesorabile da strutture molto grandi e obsolete, figlie di un’era turistica votata alla massimizzazione degli alloggi da affittare, ma che oggi mostra i prezzi e l’estetica di un fine impero, più di una capitale del turismo“.
“Il parco commerciale – prosegue Benaglia – è fatto quasi interamente dai negozi-bazar, dai compro-oro, dai centri scommesse e dai kebab-pizza a poco prezzo. Resistono con dignità i ristoranti, quelli veri, che hanno saputo impostare una politica di identità forte e i locali che sanno differenziarsi gli uni dagli altri, creandosi una forte identità personale. In definitiva, la differenza tra Rimini, Huelva e Portimão è tutta nel mare”.
Benaglia arriva poi al nocciolo del suo ragionamento: in proiezione futura, si dice contrario ad una modifica dell’offerta alberghiera che porti alla sopravvivenza (e alla nascita) di grandi strutture e alla chiusura di piccole pensioni e di piccoli alberghi.
“Esiste un valore turistico fatto di identità, di territorio, di rapporto con la clientela, ma soprattutto di esperienza che le piccole strutture possono offrire, a volte molto meglio dei grandi alberghi. Ovviamente parliamo di strutture sane, che abbiano una gestione regolare e trasparente e uno stabile decoroso e adeguato al turismo“, spiega Benaglia.
“Se il problema della crisi delle piccole strutture è identificabile nella formula pensione completa, che costringe le strutture a tenere le cucine aperte con enormi costi di personale, questa problematica non deve affossare un tessuto turistico di enorme valore, ma vanno trovate soluzioni di sistema, che permettano di mettere in sicurezza i conti delle aziende e l’esperienza del turismo“, aggiunge Benaglia.
L’appello alle istituzioni e agli operatori della città è quello di “uscire dalla logica della massimizzazione, che avvantaggia solo i grandi gruppi dal forte potere economico e che allo stesso tempo impoverisce il nostro tessuto sociale, togliendoci identità e professionalità”.
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