Un milione di sfollati da Gaza City, Israele prepara l’offensiva di metà settembre
Croce Rossa: “Evacuazione di massa irrealizzabile”, aiuti interrotti. Ue divisa, Italia propone di colpire coloni violenti

Israele intensifica gli attacchi su Gaza City, costringendo circa un milione di palestinesi a spostarsi verso il sud della Striscia. La situazione è definita “catastrofica”: tante persone fuggono non perché trovino un’alternativa sicura, ma perché non vedono altra scelta. Le prime fasi dell’operazione sono iniziate il 20 agosto, con truppe israeliane che hanno iniziato a entrare nelle periferie di Gaza City.
La grande offensiva (la cosiddetta “Gideon’s Chariots B”) è programmata per metà settembre, dopo l’arrivo dei 60.000 riservisti mobilitati. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) ha definito “impossibile realizzare in modo sicuro e dignitoso un’evacuazione di massa da Gaza City nelle condizioni attuali”.
Aiuti umanitari bloccati, crisi alimentare in corso
Le forniture di aiuti sono ostacolate: l’Onu ha anche dichiarato una carestia nella Striscia. Gli attacchi israeliani includono colpi contro civili in attesa di soccorsi, causando vittime anche tra chi cercava aiuto.
Vittime per fame e bombardamenti continui
Il ministero della Salute di Gaza riferisce che circa 11 persone (inclusi due minori) sono morte per fame in sole 24 ore; finora, tra malnutrizione e carestia, si contano 300 vittime, di cui 117 bambini. I raid, inoltre, hanno causato decine di morti tra civili: secondo fonti palestinesi, almeno 22 o fino a 35 vittime solo nella giornata del 30 agosto.
La diplomazia europea in frantumi
All’incontro informale dei ministri degli Esteri a Copenaghen, l’Ue si è mostrata divisa: la rappresentante Kaja Kallas ha detto che “così non abbiamo voce”. La Germania si oppone a misure punitive contro lo Stato ebraico, mentre l’Italia propone misure mirate contro i coloni violenti, come confermato da Antonio Tajani.
L’offensiva israeliana su Gaza City è ormai in preparazione avanzata, con l’evacuazione annunciata per metà settembre. Ma la realtà sul terreno racconta di un esodo caotico, di una crisi umanitaria senza precedenti e di una evacuazione impossibile secondo la Croce Rossa. Il quadro è aggravato da attacchi contro chi cerca aiuti, morti per fame, l’ostruzione degli aiuti e una diplomazia europea che stenta a trovare una linea unitaria — mentre l’Italia lancia proposte contro i coloni violenti, in un contesto sempre più polarizzato.