Un tesoro naturale nel cuore dell’Appennino romagnolo, ti sveliamo il salto d’acqua nascosto che non conosci

Scopri la Cascata dell’Alferello in Emilia Romagna: un salto di 32 metri tra boschi millenari e una curiosità che la rende unica.

A cura di Redazione
31 agosto 2025 18:00
Un tesoro naturale nel cuore dell’Appennino romagnolo, ti sveliamo il salto d’acqua nascosto che non conosci - Foto: Mure610/Wikipedia
Foto: Mure610/Wikipedia
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La cascata di Alfero

La Cascata dell’Alferello, conosciuta anche come Cascata di Alfero, è una delle meraviglie naturali più affascinanti dell’Appennino romagnolo e si trova nel territorio di Verghereto (FC). Inserita all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, questa cascata è famosa per il suo salto di 32 metri, che crea uno spettacolo imponente e suggestivo, soprattutto in primavera e dopo le piogge.

L’acqua scende lungo pareti di arenaria e crea, alla base, una grande pozza naturale dove in estate è possibile immergersi: un luogo molto amato dagli escursionisti e da chi cerca refrigerio nella calura estiva. Il sentiero per raggiungerla parte dal borgo di Alfero e attraversa boschi di faggi e castagni secolari, offrendo scorci panoramici e silenzi che sembrano provenire da un’altra epoca.

Tra storia e leggenda: la cascata “doppia” che cambia volto

Una delle curiosità meno note della Cascata dell’Alferello riguarda la sua doppia natura stagionale: durante i mesi invernali, le temperature rigide trasformano l’intero salto in una colonna di ghiaccio naturale, che diventa meta prediletta per gli amanti dell’arrampicata su ghiaccio; in estate, invece, la stessa cascata si trasforma in una piscina naturale balneabile, rendendola una delle poche cascate italiane adatte a due usi così opposti.

La cascata è stata a lungo utilizzata come punto di riferimento naturale per i pastori transumanti e, secondo alcune tradizioni locali, le sue acque erano ritenute “miracolose” per alleviare le fatiche dei viandanti. Ancora oggi, molte guide locali raccontano di come gli abitanti del posto usassero le acque per raffreddare alimenti e conservarli durante i lunghi viaggi di montagna.

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