Uno Bianca, il fratello del carabiniere ucciso: "Savi ha lanciato segnali inquietanti. Sul suo arresto qualcuno chiarisca"

Ludovico Mitilini commenta l'intervista di Roberto Savi a 'Belve Crime': "Mi sono sentito sbeffeggiato. Le sue parole vanno accertate e approfondite"

A cura di Glauco Valentini Redazione
06 maggio 2026 19:06
Uno Bianca, il fratello del carabiniere ucciso: "Savi ha lanciato segnali inquietanti. Sul suo arresto qualcuno chiarisca" -
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«Come familiare di una vittima non fa piacere vedere un criminale del genere in televisione, libero di parlare. Mi sembra anche un po' pericoloso». Sono parole dure quelle di Ludovico Mitilini, fratello di Mauro, uno dei carabinieri uccisi dalla banda della Uno Bianca al Pilastro di Bologna il 4 gennaio 1991, dopo aver guardato l'intervista di Roberto Savi andata in onda ieri sera a Belve Crime su Raidue.

Mitilini non nasconde di essersi sentito «sbeffeggiato» già dalle prime battute del programma, quando Savi ha affermato che i familiari delle vittime sarebbero stati «i più contenti» di sapere che si trova in carcere da 32 anni.

«Ha mandato messaggi sublimiali a qualcuno»

Ma è nel merito delle dichiarazioni del killer che Mitilini — uno degli ispiratori dell'esposto che ha portato alla riapertura delle indagini in Procura a Bologna all'inizio del 2024 — si concentra con maggiore preoccupazione. Secondo lui, Savi «ha avuto modo di mandare qualche messaggio subliminale a qualcuno: segnali inquietanti, molto precisi» che ora «vanno accertati, approfonditi». E aggiunge: «Qualcuno deve dare delle risposte».

Tra i nodi irrisolti che l'intervista ha riportato alla luce c'è l'assalto all'armeria di via Volturno e, soprattutto, il movente dell'uccisione di Pietro Capolungo. Savi ha dichiarato che andava eliminato perché «era nei Servizi dei carabinieri». Una frase che, per Mitilini, impone di fare luce sull'intera rete di copertura di cui ha parlato l'ergastolano, a partire da un passaggio in particolare: «Quelli ci hanno aiutato, non ci hanno fatto prendere e poi ci hanno fatto prendere».

Il caso della cattura: «Il pm Paci e i poliziotti di Rimini chiariscano»

C'è poi la questione della cattura, avvenuta proprio a Rimini. Durante l'intervista, Savi ha messo in discussione la versione ufficiale dell'arresto, tirando in ballo il lavoro del pm Daniele Paci e degli agenti Luciano Baglioni e Pietro Costanza. Una ricostruzione che Mitilini respinge, ma che ritiene non possa restare senza risposta.

«Mi dispiace che abbia cercato di infangare il lavoro fatto dal magistrato e dai colleghi — dice — ma sarebbe opportuno che chiarissero questi aspetti oscuri, già segnalati anche da Eva Mikula». Un appello affinché chi ha condotto le indagini scenda in campo pubblicamente e faccia chiarezza, a tutela della verità e della memoria delle vittime.

La banda della Uno Bianca, composta da poliziotti capeggiati dai fratelli Savi, è responsabile di 24 omicidi commessi tra il 1987 e il 1994 in Emilia-Romagna.

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