Uno Bianca, Savi rompe il silenzio: “I Servizi ci proteggevano”

Svolta nell’intervista a Belve Crime: il capo della banda parla dopo 32 anni e rilancia ombre su mandanti esterni

06 maggio 2026 07:38
Uno Bianca, Savi rompe il silenzio: “I Servizi ci proteggevano” - Ansa
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Dopo oltre tre decenni di silenzio, Roberto Savi, capo della Banda della Uno Bianca, torna a parlare e lo fa con dichiarazioni destinate a far discutere. Intervistato da Francesca Fagnani nel carcere di Bollate per il programma Belve Crime su Rai 2, l’ex poliziotto – condannato all’ergastolo per 24 omicidi tra il 1987 e il 1994 – sostiene che la banda avrebbe goduto di protezioni da parte dei Servizi segreti.

Secondo Savi, alcune azioni non sarebbero state autonome ma “commissionate dall’esterno”. In particolare, mette in dubbio la versione ufficiale dell’omicidio del 2 maggio 1991 in un’armeria di Bologna, parlando di un’esecuzione legata a presunti legami della vittima con ambienti sensibili.

Il racconto aggiunge nuovi elementi: viaggi frequenti a Roma e contatti con figure mai nominate, che avrebbero garantito copertura alla banda per anni. “Ci sentivamo sicuri”, afferma, lasciando intendere un sistema di protezione che avrebbe ritardato la cattura.

Le parole di Savi riaccendono il dibattito su uno dei casi più oscuri della cronaca italiana. Tra richieste di verità da parte dei familiari delle vittime e polemiche sull’opportunità di dare spazio televisivo a un condannato, l’intervista rischia ora di riaprire interrogativi mai del tutto chiariti.

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