Utili record delle banche, costi in aumento per i clienti: la rabbia di Federconsumatori Rimini

Banche, utili su: Federconsumatori Rimini accusa il governo di mancati interventi, con le famiglie che soffrono per finanziamenti e mutui alle stelle

26 gennaio 2024 13:11
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Federconsumatori Rimini attacca il Governo per i mancati interventi sulle banche, che, evidenzia il presidente Graziano Urbinati, aumentano gli utili grazie all’aumento dei tassi di interesse della Bce e con il continuo aumento dei costi dei conti correnti (“Come ampiamente documentato dalla Banca d’Italia“), il tutto “mentre le famiglie italiane soffrono gli effetti di mutui e finanziamenti alle stelle”.

Il Governo, accusa Urbinati, interpreta il ruolo di “Robin Hood alla rovescia, rendendo i ricchi ancora più ricchi, a discapito della parte più povera; non solo non tassa gli extra-profitti, ma rinuncia a diverse centinaia di milioni di mancato gettito, in quanto, gli utili rinvestiti non sono tassati”.

Per ciò che concerne i conti correnti bancari, si pagherà 9,3 euro al mese in più, di media, per un maggior costo annuo di circa 100 euro. “Settimo aumento consecutivo – incalza Urbinati – e la spesa per la gestione di un conto corrente in Italia è cresciuta in 5 anni del 31%, a fronte di un’inflazione decisamente inferiore”. E c’è anche un altro aspetto da considerare: i tassi passivi sui conti correnti sono rimasti al palo, fermi attorno allo 0%, nonostante “reiterati inviti all’adeguamento della Banca d’Italia”.

Federconsumatori ricorda ai cittadini che gli aumenti di costo sul conto corrente scattano automaticamente dopo tre mesi dall’invio da parte della banca della comunicazione di modifica unilaterale del contratto. “È utile verificare sempre le condizioni proposte eventualmente contrattando migliorie con la Banca. Nel caso non si trovasse un accordo rispetto alle condizioni di tenuta conto è sempre possibile recedere dal contratto, trasferendosi presso un altro istituto senza costi aggiuntivi, e con tempistiche massime delle operazioni di chiusura conto di 12 giorni”.

Per quanto riguarda la tassa sugli extra-profitti, introdotta recentemente dal Governo, analizza Urbinati, “tutte le banche, compresi i primi cinque gruppi, hanno optato per l’accantonamento a riserva non distribuibile di cifre pari a 2,5 volte l’importo teorico del prelievo fiscale: per le prime cinque banche si tratta di 4,2 miliardi per il 2023. Una facoltà esplicitamente prevista da un emendamento al decreto-legge 104 del 2023 che ha consentito agli istituti di credito di rafforzare il proprio patrimonio, evitando così il versamento dell’imposta straordinaria, pagando meno tasse, in quanto gli utili reinvestiti nel patrimonio non vengono tassati“.

“Un autentico aggiramento degli scopi delle norme sugli extra-profitti, nei fatti il loro azzeramento e una perdita di gettito per lo stato. Un colossale regalo a chi non ne aveva bisogno. Un’autentica beffa per famiglie e cittadini alle prese con aumenti di beni e servizi, mentre i salari restano fermi al palo“, attacca Urbinati.

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