Voci dell’Anima, domani teatro e danza sul tema della memoria
Al Teatro degli Atti "Li troveremo dovunque andranno" racconta la dittatura argentina. Alle 22 la danza di ResExtensa con "Mors"
Una storia che attraversa l'Argentina della dittatura militare e arriva fino all'Italia, poi un viaggio nel mito affidato alla danza. È il doppio appuntamento di venerdì 25 settembre al Teatro degli Atti, nell'ambito della XXIV edizione del Festival Voci dell'Anima, diretto da Maurizio Argan e Alessandro Carli.
Come ogni sera, l'apertura è alle 20.30 con gli "Animali da Palco", il reading di poesia affidato alle voci di Loredana Scianna e Teresio Troll, accompagnate dai suoni di Toni Salvatori. Poi, alle 21, sarà la volta di "Li troveremo dovunque andranno", spettacolo scritto e interpretato da Ilaria Gelmi con la regia di Dario Garofalo. Al centro della pièce c'è l'Argentina tra il 1976 e il 1983, negli anni della dittatura militare. La vicenda parte dalle persone perseguitate dal regime, internate nei centri clandestini, torturate e fatte sparire, e si concentra poi sulla storia di un italiano emigrato da ragazzo in Argentina che avrebbe preso parte a quelle violenze. Tornato in Italia, l'uomo trova un luogo in cui rifugiarsi e vivere libero, nonostante sia ricercato dall'Interpol per crimini contro l'umanità.
Il racconto mette in comunicazione tempi e luoghi diversi, passando dall'Argentina all'Italia e dal passato al presente. Una storia che interroga anche le responsabilità individuali e il modo in cui una persona può fare i conti con ciò che ha vissuto e compiuto. Alle 22 il palcoscenico cambia linguaggio con "Mors", produzione di ResExtensa Dance Company, con ideazione e direzione artistica di Elisa Barucchieri. La coreografia è firmata dalla stessa Barucchieri insieme a Moreno Guadalupi, con Fabiana Mangialardi e le danzatrici Veronica Biondini, Francesca De Chirico, Vera Sticchi e Federica Vitellozzi. Le musiche originali sono di Francesco Dracca del Circo Teatro Pachamama. "Mors" entra nel territorio del mito e costruisce un rito di passaggio attraverso il corpo e il movimento. Tre danzatrici incarnano la Dea Una e Trina, mentre ragno, scorpione e serpente diventano figure simboliche legate al morso e al veleno. La danza si sviluppa così tra trance, precisione e ricerca, accompagnata dal suono dal vivo e da una dimensione fortemente sensoriale. La serata rientra negli appuntamenti del festival dedicati alla legalità e all'impegno civile, all'interno di un'edizione che fino a domenica 27 settembre alterna teatro, danza, poesia e linguaggi contemporanei.
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