Voci dell’Anima, due spettacoli nel segno della legalità

Domani al Teatro degli Atti "Atto di dolore" e "Non è stata la mano di Dio", dedicati alle storie di Leonardo Vitale e don Peppe Diana

A cura di Redazione Redazione
22 settembre 2026 09:26
Voci dell’Anima, due spettacoli nel segno della legalità - Immagini degli spettacoli
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La memoria di chi ha scelto di rompere il silenzio e quella di chi ha pagato con la vita il proprio impegno contro la criminalità entrano in scena al Teatro degli Atti. Domani il Festival Voci dell’Anima dedica la serata alla legalità, con due spettacoli realizzati in collaborazione con Libera Rimini. L’appuntamento rientra nella XXIV edizione della rassegna, in programma fino al 27 settembre e diretta da Maurizio Argan e Alessandro Carli. Come ogni sera, il programma si apre alle 20.30 con gli "Animali da Palco", il reading di poesia affidato alle voci di Loredana Scianna e Teresio Troll, accompagnate dai suoni di Toni Salvatori. Un momento che precede gli spettacoli e che mette insieme testi originali e rielaborazioni, dando spazio anche ad autori emergenti.

Alle 21 sarà la volta di "Atto di dolore", scritto e interpretato da Riccardo Lanzarone, con le musiche originali di Valerio Daniele. Al centro della pièce c’è la storia di Leonardo Vitale, uomo cresciuto in una famiglia affiliata a Cosa Nostra che il 29 marzo 1973 si presentò spontaneamente alla questura di Palermo annunciando di voler cambiare vita. Vitale raccontò agli investigatori ciò che sapeva dell'organizzazione mafiosa, arrivando a fare i nomi di esponenti di primo piano e a fornire informazioni sulla struttura interna di Cosa Nostra, sui suoi riti e sull'esistenza di una Commissione. Le sue dichiarazioni lo avrebbero portato a essere ricordato come il primo pentito di mafia.

La serata proseguirà alle 22 con "Non è stata la mano di Dio. In memoria di Don Peppe Diana", spettacolo di e con Corrado la Grasta, presentato dal Teatro dei Cipis e realizzato con il patrocinio del Comitato don Peppe Diana. La rappresentazione ripercorre la vicenda del sacerdote ucciso il 19 marzo 1994 a Casal di Principe. A guidare il racconto è Beppe, un uomo della comunità che ha subito la mutilazione di una mano e attraversa, attraverso la memoria, gli anni segnati dalla presenza della criminalità organizzata. Il suo percorso si intreccia con le storie di altre figure religiose che hanno scelto di impegnarsi contro le ingiustizie, da don Pino Puglisi a Oscar Romero fino a don Tonino Bello. Lo spettacolo è costruito in nove capitoli e punta a riportare alla memoria la figura di don Peppe Diana, ricostruendo anche la campagna di discredito che, secondo la narrazione dello spettacolo, venne messa in campo dalla camorra per screditarne l'impegno e impedirne la trasformazione in esempio per la comunità. La Grasta era stato tra i vincitori dell'edizione 2025 del Festival.

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