Abbigliamento, la crisi "morde" nel riminese. "Negozianti tartassati, colossi online non pagano tasse"
Crisi dei negozi di abbigliamento e di scarpe, imprese calate del 2,1% e del 7,7% rispetto a un anno fa
In provincia di Rimini, secondo dati Infocamere elaborati dalla Camera di Commercio Romagna, nel primo trimestre 2024, rispetto allo stesso periodo del 2023, le imprese che si occupano di commercio al dettaglio di abbigliamento sono calate del 2,1%, passando da 567 a 555, mentre quelle di calzature del 7,7%: erano 156 nel primo trimestre dell’anno scorso e oggi 144.
I dati destano preoccupazione in Gianmaria Zanzini, presidente Federazione Moda Italia dell’Emilia Romagna e della provincia di Rimini, che da tempo si fa portavoce di una richiesta di riforme per salvare il settore da una crisi altrimenti irreversibili.
Partendo da incentivi, regole più chiare sulla concorrenza, una cedolare secca sugli affitti e la riduzione dell’Iva: soluzioni condivise con la Federmoda nazionale.
“A sostegno dei negozi – precisa Zanzini – va attivata la riduzione dell’Iva su abbigliamento e accessori, analogamente a quanto fatto per mitigare la crisi del commercio di mobili, così come serve l’applicazione della cedolare secca sugli affitti degli immobili commerciali o un credito d’imposta per alleviare il peso delle locazioni. Ma soprattutto il commercio di moda al dettaglio ha bisogno di regole valide per tutti. Potrebbe essere una grande opportunità per mettere mano anche alla concorrenza sleale che continuiamo a denunciare da tempo da parte dei colossi dell’e-commerce rispetto ai negozi tradizionali”.
“Oggi purtroppo – aggiunge – non operano con le stesse regole: i negozianti sono tartassati mentre i colossi dell’on-line con sede all’estero pagano ben poche imposte”.
“Continuiamo a chiedere – ribadisce Zanzini – una normativa che regolamenti outlet, spacci, temporary-store, private-sales e che li ponga al pari tutte le imprese che operano nello stesso mercato”. Ma in attesa delle riforme, nell’immediato, rimane “un senso di impotenza per il rilancio di un settore come il retail di moda che, numeri alla mano, rimane un fondamentale pilastro dell’economia italiana”.
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