Accusato di aver picchiato e ucciso il proprio cane: a processo. Fare Ambiente parte civile

L'uomo ha 60 anni. La posizione di Fare Ambiente: "Un animale che ha condiviso anni di vita con una persona o una famiglia merita cura, rispetto e protezione fino all’ultimo giorno"

30 giugno 2026 15:46
Accusato di aver picchiato e ucciso il proprio cane: a processo. Fare Ambiente parte civile -
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È a processo, accusato di aver ucciso il suo vecchio cane Labrador picchiandolo in testa: un 60enne della provincia di Rimini rischia fino a tre anni di reclusione e una multa fino a 30mila euro. I fatti risalgono alla fine di aprile quando alle guardie ecozoofile, corpo specializzato nella protezione ambientale e degli animali, è arrivata una segnalazione particolareggiata di una possibile uccisione di animale
domestico. Dopo aver incrociato i dati e verificato con
l'anagrafe canina, l'intestazione del microchip di un Labrador
di 10 anni, le guardie sono risalite al domicilio del padrone
chiedendo di poter vedere l'animale. Da principio il 60enne ha
provato a negare di possedere un cane, poi messo davanti
all'evidenza della dichiarazione di possesso e del microchip, ha
quindi raccontato di aver seppellito il Labrador deceduto per
vecchiaia in giardino. Dagli accertamenti sul corpo dell'animale sarebbero emerse lesioni compatibili con colpi violenti, in particolare alla testa.

Il 60enne deve così rispondere di uccisione di animale. Fare Ambiente, associazione impegnata da sempre nella tutela degli animali e dell’ambiente, è stata ammessa come parte civile. "Non si tratta soltanto di un processo per la morte di un cane - spiega l'associazione in una nota - ma di un momento in cui viene riaffermato un principio fondamentale: gli animali non sono cose, non sono presenze sacrificabili quando diventano anziani o fragili. Sono esseri viventi e la loro tutela riguarda l’intera comunità".

Il caso fa emergere anche una riflessione più ampia: "La vecchiaia di un cane non può trasformarsi in una condanna. Un animale che ha condiviso anni di vita con una persona o una famiglia merita cura, rispetto e protezione fino all’ultimo giorno".

"Il lavoro delle Guardie Zoofile di Fare Ambiente, in questa vicenda, dimostra quanto sia importante la presenza di presìdi attivi sul territorio, capaci di intercettare situazioni sospette, raccogliere elementi e collaborare con le autorità competenti. La tutela degli animali non passa solo attraverso l’indignazione, ma attraverso controlli, competenza, responsabilità e azioni concrete. Ora sarà la giustizia a stabilire i fatti e le eventuali responsabilità. Ma sul piano civile e sociale un messaggio appare già chiaro: davanti alla violenza contro un animale indifeso non possiamo restare indifferenti"
, chiosa l'associazione.

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