Affitti brevi e sfratti lampo: il mercato abitativo romagnolo al collasso
Sono 236 i provvedimenti di sfratto emessi in provincia di Rimini. L'allarme del Sicet
Il mercato abitativo nelle province di Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena è ormai avviato verso una crisi strutturale senza precedenti. A lanciare l’allarme è Luca Giacobbe, Segretario Generale del SICET CISL Romagna, che denuncia con forza l’impatto del DdL Buonguerrieri, un provvedimento pensato per accelerare i tempi di rilascio degli immobili in un territorio già segnato da canoni di locazione fuori dalla portata di salari e pensioni.
Le iniziative parlamentari volte a velocizzare gli sfratti si susseguono e, dopo il disegno di legge Marcheschi, Luca Giacobbe definisce il nuovo DdL 2611 della deputata Buonguerrieri come una proposta estremamente insidiosa. Questo disegno di legge prevede l’abrogazione della notifica del preavviso di rilascio, eliminando ogni avvertimento circa la data precisa di esecuzione dello sfratto. Inoltre, l’ufficiale giudiziario deve dare corso all’esecuzione decorso il termine di 10 giorni indicato nel precetto ed entro 30 giorni dalla notifica dello stesso.
La nuova norma stabilisce che l’esecuzione del rilascio può essere differita una sola volta per un periodo non superiore a 60 giorni e rende i casi di differimento particolarmente stringenti. Viene inoltre escluso il tentativo obbligatorio di mediazione in caso di mutamento del rito e viene sostituito integralmente l’articolo 55 della legge 392 del 1978, riducendo i termini per il pagamento dei canoni scaduti. Infine, il provvedimento dimezza i termini previsti dall’articolo 56 della medesima legge, imponendo al giudice di fissare la data dell’esecuzione entro 3 mesi o, in casi eccezionali, entro 6 mesi.
I dati ufficiali del Ministero dell’Interno relativi al 2024 confermano la gravità della situazione nel territorio romagnolo. La provincia di Rimini si colloca al primo posto per tensione abitativa con 236 provvedimenti di sfratto emessi, di cui 147 per morosità incolpevole, segnalando come la perdita dell'alloggio sia legata a difficoltà economiche indipendenti dalla volontà degli inquilini. Ancora più allarmante è il numero delle richieste di esecuzione nel riminese, che raggiunge quota 979, evidenziando una massa enorme di famiglie intrappolate in una condizione di precarietà permanente.
Il quadro non migliora nel resto della Romagna: Ravenna registra l’incremento più significativo per sfratti eseguiti con un +11,27% rispetto all’anno precedente, per un totale di 237 esecuzioni. Anche la provincia di Forlì-Cesena rimane su livelli critici con 231 sfratti eseguiti e un aumento del 4,52% rispetto al 2023. Destano particolare preoccupazione i dati relativi agli sfratti per finita locazione, aumentati a livello regionale del 16,33%, soprattutto nelle città ad alta attrattività turistica come Rimini e Ravenna, dove la diffusione degli affitti brevi sta incidendo significativamente sull’equilibrio del mercato delle locazioni tradizionali.
“I numeri ufficiali raccontano solo una parte della crisi reale - sottolinea Giacobbe -. A fronte degli sfratti effettivamente eseguiti, esiste una platea ben più ampia di persone che vivono da mesi, se non da anni, in un limbo fatto di rinvii, mediazioni e proroghe. Centinaia di nuclei familiari convivono con l’angoscia quotidiana di perdere la propria casa, una condizione che produce effetti devastanti anche sul piano sociale e psicologico”.
“Sempre più proprietari, alla scadenza naturale dei contratti, scelgono di non rinnovare per destinare gli immobili alle piattaforme di locazione turistica. È un fenomeno che espelle dai centri urbani studenti, lavoratori stagionali, famiglie monoreddito e giovani coppie, compromettendo il diritto al lavoro, allo studio e la coesione sociale”.
“Velocizzare gli sfratti senza un piano massiccio di edilizia residenziale pubblica significa colpire i più deboli per tutelare la rendita. È una scelta che rischia di trasformare un’emergenza sociale in una bomba a orologeria”.
Luca Giacobbe ribadisce la totale contrarietà a provvedimenti che mirano solo a velocizzare gli sfratti finché mancherà un’adeguata offerta di alloggi pubblici. La cancellazione del Fondo nazionale per il sostegno all’affitto nel 2023 ha lasciato i Comuni senza risorse, lasciando attivo esclusivamente il fondo dell’Emilia-Romagna che, con circa 10 milioni di euro, copre appena il 20-25% delle richieste. Il SICET CISL sollecita dunque uno stanziamento di almeno 250 milioni di euro all’anno per i fondi nazionali e una legge per la graduazione della forza pubblica nelle esecuzioni, ritenendo il Piano casa del Governo, che promette la realizzazione di 100.000 alloggi in dieci anni, largamente insufficiente rispetto ai bisogni reali del territorio.
9.1°