Ai Casetti di Rimini 178 detenuti per 118 posti: “Servono interventi non più rinviabili”

Docce malfunzionanti e spazi ammalorati: la Camera Penale visita i Casetti

16 settembre 2026 12:34
Ai Casetti di Rimini 178 detenuti per 118 posti: “Servono interventi non più rinviabili” -
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Nell’ambito dell’iniziativa estiva “Ristretti in agosto”, promossa dall’Unione delle Camere Penali Italiane, la Camera Penale di Rimini ha visitato la Casa circondariale di Rimini.

La visita si è svolta alla presenza delle magistrate del Tribunale di Rimini, Elena Crepaldi ed Eleonora Busnelli, e dei magistrati Raffaele Deflorio e Nicholas Cortini; delle studentesse universitarie Giorgia Gabetta, Margherita Amati e Cecilia Tonni; degli avvocati della Camera Penale di Rimini Tiziana Casali, Nicola Rugi, Maria Rivieccio, Annalisa Calvano e Fabio Spiotta; dell’avv. Linda Mastrodomenico, referente per il carcere del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Rimini; e del prof. avv. Enrico Amati, componente della Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane. Era inoltre presente Giorgio Galavotti, Garante delle persone private della libertà personale del Comune di Rimini.

"La partecipazione congiunta di avvocati, magistrati e giovani in formazione ha rappresentato un’importante occasione di confronto e di conoscenza diretta della realtà carceraria. Il carcere non può essere un luogo separato dalla società: la sua conoscenza deve riguardare tutti gli operatori del diritto e l’intera comunità", scrive in una nota il direttivo della Camera Penale di Rimini, esprimendo inoltre apprezzamento "per il lavoro svolto quotidianamente dalla direttrice, dott.ssa Palma Mercurio, dalla comandante della Polizia penitenziaria Aurelia Panzeca, dal personale di Polizia penitenziaria, dagli educatori, dal personale sanitario e dai volontari che operano nell’istituto, spesso in condizioni estremamente difficili".

La Camera Penale di Rimini ribadisce le criticità emerse a causa del sovraffollamento del carcere dei Casetti di Rimini: "La Casa circondariale ospita attualmente 178 persone detenute, a fronte di una capienza regolamentare di 118 posti e di una capienza tollerata indicata in 165 posti. A ciò si aggiunge una carenza di circa 20 unità di agenti di Polizia penitenziaria. La prima sezione, che ospita attualmente 46 persone detenute, è stata da tempo ritenuta dalla magistratura di sorveglianza di Bologna non conforme ai principi stabiliti dall’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in ragione delle condizioni strutturali e igienico-sanitarie riscontrate: l’angolo cottura adiacente al servizio igienico, spazi malsani e ammalorati e docce comuni malfunzionanti. Secondo quanto riferito, la prima sezione dovrebbe essere sottoposta a ristrutturazione insieme alla sesta sezione, chiusa da tempo e già adibita a sezione trans. Occorre ora prestare particolare attenzione alle conseguenze organizzative degli interventi, a partire dall’eventuale trasferimento delle persone detenute in altri istituti penitenziari. In questa fase dovrebbe essere valutata, ove ne ricorrano i presupposti, la possibilità di ricorrere a misure alternative alla detenzione, evitando trasferimenti generalizzati e lontani dai legami familiari e affettivi".

"La continuità dei rapporti con la famiglia e con il territorio deve rimanere un elemento centrale del percorso di reinserimento sociale. Occorre precisare che la direzione dell’istituto si sta adoperando con attenzione affinché gli interventi siano attuati nel rispetto dei diritti delle persone detenute nella prima sezione, limitando, per quanto possibile, i disagi connessi alla loro esecuzione", prosegue il direttivo, che parla di grave crisi strutturale del sistema penitenziario italiano "segnato dal sovraffollamento, dalla carenza di personale e da condizioni che, in numerosi istituti, rischiano di risultare incompatibili con la dignità delle persone detenute".

"Il prossimo 22 settembre, la Corte costituzionale sarà chiamata a esaminare la questione sollevata dal Tribunale di sorveglianza di Firenze in ordine alla compatibilità con la Costituzione dell’attuale disciplina dell’esecuzione penale, nella parte in cui non consentirebbe al magistrato di sorveglianza di disporre il differimento dell’esecuzione della pena quando la detenzione sia subita in condizioni inumane e degradanti. Nel relativo giudizio è stata ammessa, tra gli amici curiae a sostegno dell’accoglimento della questione, anche l’Unione delle Camere Penali Italiane", chiosa la nota.

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