Al via i lavori per un grande impianto fotovoltaico in Valmarecchia: "È troppo vicino al fiume"
Le preoccupazioni di OaSì per il cantiere
La Valmarecchia avrà un nuovo impianto fotovoltaico a Poggio Torriana, in via Marchi. La nuova opera però suscita preoccupazione a OaSì - Insieme per le Valli. "Si tratta di circa 5 ettari di area agricola interessata da 7.056 pannelli, per oltre 4,6 MWp di potenza, a soli 300 metri dal sito IT4090002 Torriana, Montebello, Fiume Marecchia, tutelato dalla Rete Natura 2000 come Zona Speciale di Conservazione e Zona di Protezione Speciale", scrive OaSì in una nota. Si tratta di un'area a pochi passi dal fiume Marecchia "attraversata da importanti corridoi ecologici, ricco di habitat e specie protette di interesse comunitario. Un patrimonio prezioso non solo per la Valmarecchia, ma per tutta la Romagna". "Non è questa la transizione ecologica di cui abbiamo bisogno", rileva con amarezza il direttivo dell'associazione. Il progetto però non solo ha scatenato i dubbi di OaSì, ma anche il Comune di Poggio Torriana, l'Unione dei Comuni Valmarecchia, la Regione e la Soprintendenza hanno espresso parere negativo. Il Tar, accogliendo il riscorso della società che edificherà l'impianto, ha annullato il diniego delle istituzioni, riconoscendo l’idoneità dell’area ai sensi della normativa nazionale. "Comune e Regione hanno preso atto della sentenza, accolta dall’amministrazione comunale con amarezza, senza proseguire il contenzioso al Consiglio di Stato. Con questo, non contestiamo la magistratura, ma chiediamo di ripensare a norme che consentono simili trasformazioni agricole vicino ad aree protette. Una sentenza può stabilire la legittimità di un impianto, non renderlo automaticamente sostenibile", evidenzia OaSì. Una successiva tappa chiave è stata il 22 maggio 2025: "Leggendo i documenti pubblici, nell’esito positivo dello Screening di incidenza del 22 maggio 2025, la Regione Emilia Romagna ha avvallato le tesi del proponente considerando l’area, attualmente usata per la coltivazione intensiva a seminativi, non idonea all’utilizzo da parte della fauna, ritenendo che l’intervento non comporti un peggioramento della situazione esistente. Una valutazione sulla quale OaSì chiede maggiori approfondimenti: anche i terreni agricoli svolgono infatti funzioni di alimentazione, spostamento e rifugio per la fauna, soprattutto in un contesto come quello del fiume Marecchia. La biodiversità non conosce confini amministrativi: 300 metri dal Sito Rete Natura 2000 non significano estraneità al suo sistema ecologico", prosegue la nota. Lo stesso provvedimento regionale "richiama la necessità di alcune misure di mitigazione: pannelli antiriflesso, passaggi per la piccola fauna nelle recinzioni, assenza di illuminazione artificiale e lavaggi senza detergenti. Prevede inoltre un monitoraggio ogni quindici giorni per due anni dall’entrata in funzione dell’impianto per verificare l’impatto dell’opera sull’avifauna locale e l’efficacia delle misure adottate per minimizzarlo". OaSì chiede alla Regione e agli enti competenti "di pubblicare integralmente e tempestivamente tutti i rapporti quindicinali, specificando metodologie, responsabili, risultati ed eventuali interventi correttivi, e di verificare l’effettiva attuazione delle misure previste". "Non bastano le rassicurazioni sulla carta: servono dati pubblici e controlli verificabili. A maggior ragione dopo l’entrata in vigore della Nature Restoration Law, che prevede misure di ripristino su almeno il 20% delle superfici terrestri e marine dell’UE entro il 2030. La transizione energetica deve contemplare la tutela della biodiversità e del suolo, privilegiando per i pannelli fotovoltaici i tetti industriali e residenziali, parcheggi e superfici già compromesse rispetto ai terreni agricoli, soprattutto attigui alle aree protette. Chiediamo infine un confronto pubblico urgente tra istituzioni, associazioni e cittadini. La Valmarecchia non è sacrificabile: energia pulita e tutela della natura devono procedere insieme, nel rispetto delle future generazioni e dei principi sanciti all’articolo 9 della nostra Costituzione”, chiosa il direttivo dell'associazione.
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