Albergatore di Rimini muore dopo incidente in monopattino, la famiglia querela gli odiatori del web

Insulti e commenti choc sui social: la famiglia passa alle vie legali

17 settembre 2026 12:31
Albergatore di Rimini muore dopo incidente in monopattino, la famiglia querela gli odiatori del web -  Marco Galvani
Marco Galvani
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Era morto lo scorso 1° luglio, dopo due giorni di ricovero all'ospedale di Cesena, a seguito di un incidente stradale avvenuto la sera del 29 giugno sulla Statale 16 a Rimini, all'altezza dell'Obi. Marco Galvani, 63 anni, era un albergatore: gestiva un albergo di Marina Centro. Quella sera fu investito da un furgone, mentre procedeva con il suo monopattino. La sua morte ha suscitato profondo cordoglio nella comunità riminese, ma nel contempo ha scatenato anche i leoni da tastiera. Così la famiglia ha deciso di passare alle vie legali, incaricando gli avvocati Alessandro Pierotti ed Ettore Coppola: troppi commenti con ingiurie e messaggi diffamatori da parte degli odiatori del web, in riferimento soprattutto all'uso del monopattino da parte di Galvani.

L'avvocato Pierotti ha comunicato lui stesso la notizia con una nota: "Nel momento più doloroso e drammatico della loro vita, mentre l'albergatore lottava sul letto di morte e subito dopo il decesso, i familiari, incluso il figlioletto, si sono trovati costretti a leggere commenti inaccettabili pubblicati su Facebook da decine di utenti, in molti casi residenti a Rimini. La disperazione e le lacrime hanno dovuto cedere il passo allo sgomento di fronte a svariate decine di osservazioni diffamatorie, attacchi personali e, in alcuni casi, veri e propri auspici che l'epilogo dell'incidente fosse fatale".

Mentre la Procura prosegue le indagini, Pierotti ribadisce: "Internet non è una zona franca. La diffamazione commessa a mezzo social network riveste una gravità equiparata, se non superiore, a quella tradizionale, poiché la rete amplifica esponenzialmente la portata e la diffusione del messaggio lesivo. La pubblicazione di un post o di un commento offensivo su una bacheca pubblica o in un gruppo rende la condotta accessibile a un numero indeterminato di persone, configurando l'offesa pubblica. La giurisprudenza ha ormai molto ben chiarito che pubblicare un insulto online equivale giuridicamente a pronunciarlo in una pubblica piazza. Gli autori di tali condotte incorrono nelle medesime responsabilità civili (risarcimento dei danni morali e materiali) e penali".

Secondo quanto riferito dal legale, alcuni autori dei commenti diffamatori sono già stati individuati.

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