Alluvione, danni fisici ma anche psicologici: l'esperta, "Paura e senso di impotenza"
Alluvione ed effetti psicologici: l'esperta, "Prevenire, ridurre e mitigare l’impatto di questi eventi nella popolazione
A meno di 48 ore dall’ultimo caso di alluvione in Emilia Romagna, come affrontano le persone il trauma? Come possono non avere paura dopo aver visto la loro casa allagata o i propri ricordi spazzati via più volte in meno di un anno?
L’alluvione non provoca solo danni fisici e materiali alle comunità colpite ma anche un profondo impatto sull’identità delle persone. La crisi è una condizione psicologica in cui l’individuo o il gruppo percepisce una minaccia alla propria stabilità emotiva, sociale o fisica, non riuscendo a utilizzare le proprie usuali capacità di coping.
Durante la gestione delle crisi ci sono psicologi formati per intervenire in questi contesti, gli psicologi dell’emergenza, che mettono in atto tecniche di intervento volte a un approccio psicosociale basato sull’intervento tempestivo e mirato a sostenere le persone coinvolte in situazioni di emergenza o disastri, promuovendo il benessere psicologico e sociale della popolazione colpita. Una di questi professionisti è la dottoressa Katuscia Giordano, che interviene sul tema e parla già di prevenzione per ridurre o mitigare l’impatto di eventi potenzialmente traumatici prima che causino danni più gravi.
Qual è l’impatto di un’alluvione sulla popolazione dal punto di vista psicologico?
Il territorio rappresenta una componente fondamentale del nostro senso di appartenenza e sicurezza. Quando viene stravolto, con fiumi che invadono gli spazi di vita fino a quel momento considerati sicuri spazzando via effetti personali e strade che franano creando non solo interruzioni fisiche ma anche relazionali, le persone possono sentirsi disorientate, come se avessero perso una parte di sé. Si può sperimentare una vera e propria sensazione di lutto per i luoghi e i ricordi che vi sono legati.
Quali sono le conseguenze psicologiche più comuni in queste situazioni?
Le persone possono sperimentare una gamma di reazioni fisiologiche allo stress, come ansia, difficoltà di concentrazione, insonnia e irritabilità. Queste manifestazioni possono essere comuni sia tra chi ha vissuto direttamente il disastro che tra i soccorritori. Anche chi non è stato direttamente coinvolto può sperimentare paura e senso di impotenza, a causa della vicinanza all’evento o dell’esposizione mediatica, sviluppando quello che viene definito trauma vicario. Tuttavia, quando questi sintomi si protraggono nel tempo, possono evolvere in condizioni più gravi, come il disturbo da stress post-traumatico, che richiede un intervento psicologico mirato e tempestivo.
Come intervenire?
Quando accade un evento potenzialmente traumatico, è importante intervenire subito per offrire un sostegno emotivo immediato. Ad esempio, si può fornire un supporto psicologico per aiutare chi è in difficoltà a sentirsi più calmo e sicuro. Questo è ciò che chiamiamo pronto soccorso psicologico. Oppure si organizzano incontri di gruppo poco dopo l’evento, dove le persone possono parlare e condividere le loro esperienze per ridurre l’impatto emotivo, un intervento che tecnicamente chiamiamo defusing.
In seguito, si può fare un confronto più approfondito, per aiutare a elaborare l’accaduto: questo è il debriefing. Questi interventi, essenziali nella psicologia dell’emergenza, aiutano a stabilizzare chi vive una crisi e a farlo sentire compreso.. Il compito degli psicologi esperti in psicologia dell’emergenza, è quello di offrire ascolto attivo e ridurre l’isolamento emotivo, elementi fondamentali per proteggere il benessere psicofisico. Sebbene le comunità mostrino spesso una ammirevole capacità di resilienza, è indispensabile fornire informazioni accurate e costanti per alleviare il senso di smarrimento e incertezza che può accompagnare questi eventi.
Infine, oltre agli interventi di emergenza, è necessario un supporto continuativo a lungo termine, poiché le conseguenze psicologiche di una crisi possono emergere anche mesi dopo, richiedendo un’assistenza duratura per favorire un pieno recupero e intercettare quelle situazioni che possono essersi cronicizzate o acutizzate.
I giovani come reagiscono a queste situazioni?
I giovani affrontano le crisi in maniera diversa dagli adulti. Gli adulti, grazie alla loro esperienza, hanno già sviluppato delle strategie per gestire lo stress e le difficoltà, che chiamiamo strategie di coping. Si tratta di modalità pratiche o emotive per affrontare i problemi.
I giovani, invece, anche se non hanno ancora questa esperienza, spesso compensano con una grande speranza nel futuro e un forte senso di solidarietà, che li spinge a unirsi e a sostenersi a vicenda nei momenti difficili. Tuttavia, il susseguirsi di eventi critici come la pandemia, la guerra e le recenti alluvioni può lasciare segni profondi. È cruciale che continuino a sviluppare competenze emotive e di problem-solving, ma è altrettanto importante prestare attenzione a segnali di ritiro sociale, rabbia o disagio emotivo. Lo stress che proviamo in una situazione di pericolo ha una funzione positiva: ci spinge ad agire e a proteggerci.
Quando lo stress ci fa sentire sopraffatti, come se ci venisse chiesto più di quanto possiamo gestire, diventa un segnale importante. È un campanello d’allarme che ci indica la necessità di chiedere aiuto. Il fatto che molti giovani oggi esprimano apertamente il loro disagio è un segnale positivo: questo permette di intercettare il malessere e intervenire. Rispetto al passato stiamo assistendo a una generazione che sta acquisendo maggiore consapevolezza dell’importanza di prendersi cura della propria salute emotiva.
Cosa possiamo fare per aiutare i bambini a superare questi eventi?
È fondamentale parlare con loro in modo adeguato, spiegando cosa sta succedendo in termini semplici e chiari, senza lasciare spazio a fraintendimenti o paure immaginate. Dobbiamo rassicurarli che è normale sentirsi spaventati e, soprattutto, trasmettere loro la sicurezza che ci sono adulti che si stanno prendendo cura della situazione. Questo aspetto non va mai sottovalutato. È altrettanto importante, per quanto possibile, mantenere una routine stabile, poiché la prevedibilità aiuta i bambini a sentirsi più sicuri e a gestire meglio l’incertezza e il disorientamento che può seguire a eventi critici.
Quanto è importante intervenire con dei professionisti?
In situazioni di emergenza, ricordiamo a tutti che ci sono professionisti qualificati che operano con metodologie specifiche proprio nella gestione delle crisi che possono lavorare in rete con altri professionisti o colleghi e c’è una macchina dell’emergenza che si attiva capitanata dalla Protezione Civile. Se a tre mesi dall’evento si continuano a riscontrare difficoltà, o se si desidera avere da subito un confronto è possibile cercare un professionista tramite il sito dell’Ordine https://www.ordinepsicologier.it/it/albo.
9.3°