Antiquariato a Pennabilli: le storie nascoste dietro le opere
Dal bozzetto di Podesti alla scultura di Medardo Rosso, dalla veduta marina di Callow a un raro organetto dell'Ottocento
Mentre la 55ª Mostra Mercato Nazionale d'Antiquariato anima il centro storico di Pennabilli fino al 19 luglio, alcune delle opere esposte raccontano storie che vanno oltre il loro valore artistico. Sono le storie degli antiquari che le hanno scelte, studiate e portate in mostra.
Dal bozzetto preparatorio di un capolavoro di Francesco Podesti a una rara scultura di Medardo Rosso acquistata "in dieci secondi", fino a una veduta marina firmata da William Callow e a un curioso organetto francese dei primi dell'Ottocento: quattro espositori raccontano il legame con le opere che hanno deciso di presentare al pubblico.
Studio Fabrizio Pazzaglia e il laboratorio di un capolavoro
Non sempre le opere raccontano soltanto il risultato finale. A volte permettono di entrare nel processo creativo che ha portato alla nascita di un capolavoro.
È il caso del bozzetto preparatorio del Giuramento degli Anconitani di Francesco Podesti, presentato da Studio Fabrizio Pazzaglia.
L'opera è legata a quello che viene considerato il capolavoro assoluto del pittore anconetano: il grande dipinto commissionato nel 1844 e completato nel 1855, oggi tra le opere simbolo della Pinacoteca Civica Francesco Podesti di Ancona. Con le sue dimensioni monumentali, il dipinto accoglie ancora oggi i visitatori all'ingresso del museo.
Il bozzetto conserva però qualcosa che l'opera definitiva non può più mostrare: il momento in cui l'artista stava ancora costruendo la composizione e definendo la scena.
«È molto interessante osservare le differenze rispetto al dipinto finale», spiega Fabrizio Pazzaglia. «Alcune figure cambiano posizione, alcuni gesti vengono modificati. Si possono vedere i ripensamenti dell'artista e il percorso che lo ha portato alla versione definitiva».
Più che uno studio preparatorio, il bozzetto diventa così una finestra aperta sul lavoro di Podesti. Permette di osservare da vicino il processo creativo di uno dei maggiori pittori dell'Ottocento italiano e di seguire la nascita di un'immagine destinata a entrare nella storia dell'arte.
Emo Antinori e il colpo di fulmine per Medardo Rosso
«Quando l'ho vista ci ho messo dieci secondi a comprarla. Ho solo voluto verificare che potessi permettermela».
A raccontarlo è Emo Antinori di Umbria Artis, vincitore del Premio Ricciolo Biondo e tra gli antiquari più stimati del settore. Il protagonista di questo incontro fulminante è una scultura di Medardo Rosso, uno dei grandi innovatori della scultura europea tra Otto e Novecento.
La sorpresa è che, fino a quel momento, Antinori conosceva poco l'artista. «È stato un incontro assolutamente di pancia, istintivo. Solo dopo ho iniziato a leggere e documentarmi».
Nato a Torino nel 1858, Medardo Rosso sviluppò una ricerca rivoluzionaria che trasformò il modo di concepire la scultura. L'opera presentata da Umbria Artis appartiene alla celebre serie della Vecchia, uno dei soggetti più noti dell'artista e uno dei momenti più intensi della sua produzione.
Ciò che continua ad affascinare Antinori è soprattutto il modo in cui Rosso utilizza la luce. Per lo scultore non era un elemento esterno all'opera, ma parte integrante del processo creativo. Le sue sculture, realizzate in materiali come cera e gesso, mutano continuamente aspetto attraverso ombre, riflessi e trasparenze.
«La luce crea effetti cromatici, chiaroscuri e zone d'ombra che cambiano continuamente la percezione dell'opera. Trovo questa scultura affascinantissima».
A distanza di tempo, il ricordo più vivido resta quello del primo incontro. Dieci secondi appena. Il tempo necessario perché una scultura trovasse il suo antiquario.
Antichità Messeri e una veduta marina di William Callow
Ci sono opere che colpiscono immediatamente per la loro qualità, ancora prima che si inizi ad approfondirne la storia. È il caso della veduta marina firmata da William Callow che Antichità Messeri presenta alla mostra di Pennabilli.
«La prima cosa che mi ha colpito è stata la qualità del dipinto», racconta l'antiquaria. «Poi ho approfondito la figura dell'artista e la sua storia».
William Callow (1812-1908) fu uno dei più apprezzati pittori e acquerellisti inglesi dell'Ottocento. Viaggiò e lavorò in diversi Paesi europei e annoverò tra i suoi committenti alcune delle più importanti famiglie aristocratiche del tempo, tra cui Luigi Filippo I di Francia e il Duca di Nemours.
L'opera esposta a Pennabilli è particolarmente interessante perché si tratta di un dipinto a olio, tecnica meno frequente rispetto agli acquerelli che hanno reso celebre l'artista. La scena raffigura un tratto di mare animato da imbarcazioni a vela che avanzano sotto un cielo luminoso, con la costa che si profila all'orizzonte.
Siamo nel pieno della sensibilità romantica dell'Ottocento, dove la natura diventa protagonista. Il mare, il vento e la luce dominano la composizione, mentre la presenza umana rimane sullo sfondo.
«Gli acquerellisti sono pittori straordinari», osserva l'antiquaria. «Con l'acquerello non si può sbagliare: ogni segno deve essere definitivo». Una sensibilità che sembra emergere anche in questo dipinto, capace di restituire tutta la forza evocativa del paesaggio marino.
Lucio Boni Antiquariato e le melodie della Provenza
Tra dipinti, sculture e bozzetti preparatori, la mostra riserva spazio anche a oggetti curiosi e insoliti, capaci di raccontare aspetti meno noti della vita quotidiana del passato.
È il caso di un raro organetto francese datato 1816, presentato da Lucio Boni Antiquariato. Proveniente dalla Provenza e realizzato in legno di noce, lo strumento conserva ancora al suo interno le indicazioni delle melodie che accompagnavano i momenti di svago nelle case dell'epoca.
Più che un semplice oggetto da collezione, è una testimonianza della cultura domestica europea dei primi decenni dell'Ottocento, quando la musica entrava nelle abitazioni attraverso raffinati meccanismi azionati manualmente e piccoli strumenti destinati all'uso privato.
«È un oggetto molto raro», racconta l'antiquario mostrando le iscrizioni originali e i dettagli ancora conservati all'interno dello strumento.
Un piccolo scrigno sonoro che attraversa oltre due secoli di storia e restituisce il fascino di un tempo in cui la musica era parte integrante della vita quotidiana e dell'intrattenimento domestico.
Quattro opere molto diverse tra loro. Quattro storie che raccontano altrettanti modi di guardare all'arte e all'antiquariato: la ricerca che si nasconde dietro un capolavoro, l'emozione di un incontro inatteso, la capacità di riconoscere la qualità di un'opera al primo sguardo e il fascino degli oggetti che conservano ancora la memoria del loro tempo.
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