Badia del Vento, è ancora scontro sul parco Eolico: "L'area è fragile, rischio dissesto"
Legambiente esprime parere favorevole all'opera, contrario il gruppo Tess (Transizione Energetica Senza Speculazione)
Il progetto eolico “Badia del Vento” nel comune di Badia Tedalda (Arezzo), con ricadute anche sul territorio riminese, continua a suscitare un acceso confronto che travalica i confini regionali e mette in luce le tensioni interne alla transizione energetica italiana. Da un lato Legambiente Emilia-Romagna, che denuncia l’incoerenza della Regione nel sostenere a parole le rinnovabili ma ostacolarne la realizzazione; dall’altro Tess – Transizione Energetica Senza Speculazione, che contesta duramente l’impianto ritenendolo incompatibile con la fragilità ambientale dell’Appennino.
La posizione di Legambiente: “Serve coerenza nella transizione ecologica”
Legambiente Emilia-Romagna ha espresso forte preoccupazione per le recenti dichiarazioni dell’assessora regionale Irene Priolo, intervenuta sul progetto eolico già approvato dalla Regione Toscana e impugnato dal Ministero della Cultura, oltre che dalle Regioni Emilia-Romagna e Marche. Secondo l’associazione ambientalista, la posizione della Giunta regionale contraddice gli impegni pubblicamente assunti sulla transizione ecologica.
Legambiente richiama le parole del presidente regionale Michele De Pascale, pronunciate poche settimane fa durante Expo Osaka 2025, quando aveva ribadito l’obiettivo di fare dell’Emilia-Romagna un hub delle energie rinnovabili, puntando su eolico, fotovoltaico, geotermia e agrivoltaico, in linea con il Patto per il Lavoro e per il Clima. Un percorso che mira al 100% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2035 e alla completa decarbonizzazione entro il 2050.
Alla luce di questi obiettivi, Legambiente giudica incoerente l’opposizione a un impianto composto da sette aerogeneratori, peraltro situati fuori dai confini regionali. Per l’associazione, il progetto di Badia del Vento è diventato il simbolo di una presunta contrapposizione tra tutela del paesaggio e lotta al cambiamento climatico, una dicotomia ritenuta artificiale. Secondo Legambiente, i paesaggi stanno già mutando a causa degli effetti del riscaldamento globale, mentre impianti eolici ben progettati possono integrarsi nei contesti montani senza comprometterli.
L’associazione sottolinea inoltre come altri Paesi europei, come Spagna e Germania, abbiano superato il 60% di produzione elettrica da fonti rinnovabili, ottenendo benefici anche sul fronte dei costi energetici. “La transizione ecologica – conclude Legambiente – non può fermarsi dietro una collina: servono scelte politiche chiare, capaci di attrarre investimenti e accompagnare i territori”.
La replica di Tess: “Non ogni rinnovabile è sostenibile”
Di tutt’altro avviso Tess, gruppo che riunisce comitati e associazioni e che contesta la narrazione di Legambiente, definendo il progetto “Badia del Vento” un esempio di transizione energetica calata dall’alto e potenzialmente dannosa. Secondo Tess, il Monte Loggio non è un’area marginale sacrificabile in nome degli obiettivi climatici, ma un crinale appenninico fragile, oggetto di studi approfonditi da parte di enti pubblici e scientifici.
L’associazione richiama le valutazioni espresse da soggetti come il Cnr, docenti universitari, le Regioni Emilia-Romagna e Marche e l’Ente Parco del Sasso Simone e Simoncello, che avrebbero evidenziato impatti significativi su ecosistemi, fauna protetta e stabilità idrogeologica. In particolare, viene sottolineato il rischio di dissesto in un’area già classificata come vulnerabile, dove scavi, carichi concentrati e modifiche al drenaggio potrebbero riattivare frane quiescenti.
A sostegno di queste preoccupazioni è citato anche il geologo Gian Battista Vai, già docente all’Università di Bologna, che avrebbe più volte messo in guardia contro la realizzazione di grandi impianti eolici sui crinali appenninici. Secondo Tess, invocare la lotta al cambiamento climatico per giustificare l’abbattimento di foreste e la trasformazione irreversibile di territori che assorbono CO₂ e regolano il ciclo idrico rappresenta una contraddizione sostanziale.
L’associazione critica inoltre il riferimento alla Germania come modello virtuoso. A suo avviso, il sistema elettrico tedesco sarebbe oggi esposto al fenomeno della “Dunkelflaute”, con conseguente ricorso a fonti fossili e aumento dei prezzi dell’energia. Gli incentivi alle rinnovabili, sostiene Tess, finiscono per gravare sulle bollette di famiglie e imprese, producendo energia più costosa e conflitti con le comunità locali.
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