Calcio giovanile e i club dilettanti, responsabilità e territorio: l’opinione del Victoria

'Il calcio dilettantistico ha un compito chiaro: formare, educare e far crescere i ragazzi. La selezione appartiene al livello professionistico'

11 aprile 2026 14:03
Calcio giovanile e i club dilettanti, responsabilità e territorio: l’opinione del Victoria -
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Negli ultimi giorni, per il rilancio del calcio italiano dopo la mancata qualificazione ai Mondiali degli azzurri, al centro dell’attenzione anche a livello locale è finito il calcio giovanile ed in particolare il cosiddetto ‘selezionato’.

L’ ASD Victoria interviene non per spirito di contrapposizione o campanilismo, ma per senso di responsabilità nei confronti dei ragazzi, delle famiglie e di tutte le realtà sportive locali. La questione, infatti, non è “chi contro chi”, ma quale modello di calcio vogliamo costruire per il futuro dei nostri giovani.

Il calcio dilettantistico ha un compito chiaro: formare, educare e far crescere i ragazzi, non selezionarli. La selezione, per sua natura, appartiene al livello professionistico.

Sul nostro territorio è sempre esistito un punto di riferimento chiaro, rappresentato dal Rimini Calcio, vertice del percorso calcistico locale e simbolo del sogno sportivo di tanti giovani che aspirano, un giorno, a indossare la maglia della prima squadra. Ad oggi questa realtà non esiste più, ma ci auguriamo che, con la ripartenza del settore giovanile, il club biancorosso possa tornare a rappresentare pienamente questo punto di riferimento per tutto il movimento calcistico locale, costruendo un percorso condiviso e aperto a tutte le società del territorio, nell’interesse dei ragazzi e non di logiche personali.

Creare strutture selettive parallele, senza un reale collegamento al calcio professionistico, significa introdurre un modello che rischia di essere distorsivo e controproducente. Un modello che, oltre agli aspetti sportivi, rischia anche di compromettere l’equilibrio umano e sociale dei ragazzi, andando a creare separazioni all’interno di gruppi consolidati, tra amicizie e famiglie che fino a quel momento avevano condiviso lo stesso percorso sportivo.

Per diverse ragioni:

• smantella gruppi squadra già esistenti, costruiti nel tempo con impegno e continuità;

• non garantisce reali opportunità di crescita professionistica, generando aspettative difficilmente sostenibili;

• indebolisce il sistema territoriale, creando squilibri tra società; • impoverisce i campionati locali, riducendone qualità e competitività;

• soprattutto aumenta il rischio di abbandono precoce dello sport.

Esperienze già vissute dimostrano, infatti, che molti ragazzi, una volta usciti da percorsi selettivi o non più considerati all’altezza, faticano a reinserirsi nelle squadre di provenienza e spesso finiscono per abbandonare completamente l’attività sportiva.

Al contrario, un percorso continuativo, sereno e inclusivo consente ai ragazzi di crescere nel tempo, maturare ed in molti casi esprimere il proprio potenziale anche in una fase successiva.

E' importante inoltre sottolineare che le opportunità di crescita per i ragazzi già esistono e funzionano, senza bisogno di destrutturare il sistema. La nostra realtà, negli anni, ha costruito rapporti e collaborazioni con società di livello superiore, tra cui il Rimini e il Cesena, oltre a numerose realtà dilettantistiche di Eccellenza, Promozione e Serie D.

Questo consente ai nostri ragazzi di:

• sostenere provini in contesti più competitivi

• confrontarsi con livelli superiori

• intraprendere, per chi ne ha le capacità, percorsi sportivi più ambiziosi, senza rompere gli equilibri del territorio, ma anzi rafforzandoli. Il punto, quindi, è evitare scelte che, dietro l’idea di crescita, rischiano in realtà di indebolire l’intero movimento. Il nostro obiettivo resta uno solo: tutelare i ragazzi e costruire un ambiente sano, inclusivo e sostenibile per tutto il calcio locale.

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