Caldo estremo, il sindacato: "Ci si dimentica di chi lavora nei capannoni: meritano tutela"
Uilm: "Servono interventi del datore di lavoro. Altrimenti si interrompa l'attività"
Il sindacato Uilm della Romagna (Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini) plaude al decreto della Regione che introduce misure a tutela dei lavoratori, durante le intense e prolungate ondate di caldo estive, ma per il settore metalmeccanico il provvedimento non è sufficiente. "Non possiamo dimenticare - scrive Carmelo Bellé, segretario Uilm Rimini -
le migliaia di lavoratrici e lavoratori che svolgono la propria attività all'interno dei capannoni industriali, spesso costruiti molti decenni fa, privi di adeguati sistemi di aerazione naturale, con coperture che trattengono il calore e senza finestre apribili. A ciò si aggiunge la presenza di impianti e macchinari che, per loro stessa natura, producono elevate quantità di calore, rendendo gli ambienti di lavoro ancora più gravosi e pericolosi per la salute, durante i mesi estivi".
Il sindacato chiede alle istituzioni, alle associazioni datoriali e a tutte le parti sociali "di avviare con urgenza un confronto finalizzato a definire una procedura univoca e criteri oggettivi per la gestione del rischio da stress termico anche nelle lavorazioni svolte all'interno degli stabilimenti".
"È necessario - prosegue Bellé - che le aziende mettano in campo tutti gli strumenti tecnici, organizzativi e preventivi disponibili: adeguata ventilazione, climatizzazione dove possibile, pause aggiuntive, rimodulazione degli orari, rotazione del personale e ogni altra misura utile a ridurre l'esposizione al calore. Siamo infatti in presenza di un aumento delle assenze per malattia e talvolta, di iniziative come l'autotutela che non trovano solidi e inequivocabili riscontri nella normativa esistente, esponendo lavoratrici e lavoratori al pericolo di conseguenze disciplinari".
Nel caso non fosse possibile, si dovrebbe allora interrompere le attività per condizioni climatiche estreme. "Il cambiamento climatico impone un cambio di passo anche nell'organizzazione del lavoro. Non possiamo continuare a considerare il caldo eccezionale come un evento straordinario: è ormai una condizione con cui dovremo confrontarci ogni estate e che richiede regole chiare, condivise e valide per tutti", chiosa il sindacalista.
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