Camera Penale di Rimini: "Sì al referendum sulla giustizia. È riforma liberale e necessaria"

"La riforma rafforza, non indebolisce, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura"

A cura di Riccardo Giannini Redazione
31 gennaio 2026 09:30
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L'Unione delle Camere Penali ribadisce il proprio sì al Referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Sul punto interviene il Direttivo della Camera Penale di Rimini, secondo cui la riforma costituisce "una battaglia culturale e giuridica che conduciamo da oltre trent’anni, da quando ci siamo finalmente lasciati alle spalle il codice inquisitorio e autoritario del 1930".

"Questa battaglia - riferisce il direttivo - l’abbiamo portata avanti sempre in autonomia, senza inseguire o coinvolgere schieramenti politici. Non perché diffidassimo della politica, ma perché si tratta di una riforma che non appartiene né alla destra né alla sinistra, né si colloca contro o a favore della magistratura. È una riforma che nasce dentro l’Unione, dalla cultura delle garanzie, dal bisogno di completare un percorso iniziato decenni fa. Il suo momento più simbolico è stato la raccolta firme del 2017 per la proposta di legge costituzionale d’iniziativa popolare, portata nelle piazze, nelle strade, tra i cittadini. Perché è a loro, prima che a chiunque altro, che questa riforma si rivolge: al cittadino che vuole un processo giusto e un giudice realmente terzo".

La riforma è orientata "al massimo innalzamento delle garanzie per il cittadino ed al massimo rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura". Per l'Unione delle Camere Penali è una riforma "necessaria perché porta finalmente a compimento il modello accusatorio inaugurato dal codice di procedura penale Vassalli del 1989, che esige non solo l’imparzialità ma anche la terzietà del giudice da chi accusa e da chi difende" e per la realizzazione del principio del "giusto processo".

È inoltre valutata come una riforma "liberale e garantista perché poggia su un presupposto semplice, quasi intuitivo: la separazione strutturale tra chi esercita l’azione penale e chi giudica. Un giudice che non condivide la stessa carriera, gli stessi avanzamenti, le stesse valutazioni professionali del magistrato requirente può davvero essere percepito e può davvero essere terzo. È questo il più alto standard di tutela per il cittadino. Ed è questo lo standard adottato in pressoché tutte le democrazie liberali".

"Va poi rimarcato che la riforma rafforza, non indebolisce, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Lo fa per entrambe le funzioni, requirente e giudicante, prevedendo due distinti Consigli Superiori della Magistratura, entrambi presieduti dal Capo dello Stato: la più alta garanzia possibile di imparzialità, equilibrio e neutralità istituzionale. Infine, il sistema del sorteggio dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura tutelerà gli stessi magistrati, eliminando le logiche correntizie e valorizzando realmente il merito. Insomma, quella che siamo chiamati a votare è una riforma di equilibrio, non di rottura. Separare le carriere significa modernizzare il sistema, chiarire le funzioni, rafforzare le garanzie. È la giusta svolta per una giustizia più garantista e liberale", chiosa il Direttivo della Camera Penale di Rimini.

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