Casadei abbassa la serranda: chiude dopo 41 anni a Rimini lo storico negozio di calzature

Casadei, storico negozio di Rimini, sta per chiudere: le file davanti all'attività.

09 dicembre 2023 18:15
Casadei abbassa la serranda: chiude dopo 41 anni a Rimini lo storico negozio di calzature -
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Lunghe file in Corso d’Augusto, a Rimini, davanti al negozio di calzature Casadei. Sulla vetrina cartelli che non lasciano dubbi di sorta: “Svendita totale per cessata attività“.

La notizia ha destato molto scalpore. Rimini perde un’altra attività storica, in centro presto ci sarà un’altra vetrina sfitta. Nel frattempo tante persone affollano il negozio per approfittare degli sconti.

Il negozio è di proprietà di Vilma Casadei, della nota famiglia Casadei, titolare del rinomato calzaturificio con sede a San Mauro Pascoli. L’azienda, conosciutissima anche a livello internazionale, fu fondata 65 anni fa da Quinto e Flora Casadei. Le redini, a inizio 2023, sono passate alla nipote Arianna: oggi amministratrice delegata, era entrata nell’azienda di famiglia nel 2012.

Il negozio di Rimini era stato aperto nel 1982 da Vilma, zia dell’attuale ceo, che ora ha deciso di chiuderlo per motivi personali. Lo riferisce alla nostra redazione la famiglia, che ringrazia la città per l’affetto dimostrato in questi 41 anni di attività.

Casadei chiude, Zanzini (Federmoda): “Ecatombe in centro a Rimini”

“In undici anni, dal 2012 a oggi, in Provincia di Rimini abbiamo perso 198 negozi di abbigliamento e calzature. I primi erano 697, ne sono rimasti 566, i secondi da 220 sono passati a 153. È un’ecatombe”. Non usa mezzi termini Giammaria Zanzini, commerciante e presidente di Federmoda Rimini e di Federmoda Emilia Romagna.

“La chiusura di Casadei è l’ennesima ferita per la città di Rimini. Un marchio blasonato se ne va, qualcuno ne prenderà il posto?”, si chiede Zanzini, che ribadisce: “A Rimini è in corso una desertificazione commerciale”.

Il presidente di Federmoda Rimini chiede un atto di responsabilità alla politica (“A volte è scollegata dalla realtà”) e a tutte le associazioni di categoria. Bisogna intervenire per porre fine a quest’emorragia di attività.

“Prima di tutto serve rivedere il decreto Monti, che nel 2012 ha permesso ai centri commerciali di essere aperti 24 ore su 24. Almeno due domeniche di chiusure, per dare respiro ai negozi dei borghi e dei centri commerciali”, evidenzia Zanzini.

Secondo punto chiave è regolamentare “Outlet, spacci, Temporary Store”, ma anche le vendite private. “Vendite delle piattaforme online, concentrate in 3-4 giorni, di campionari, prototipi e merce fallate. Ma quanto ne hanno? Ne fanno una dopo l’altra. Dobbiamo tamponare la falla di queste vendite deregolamentate”.

Infine il capitolo fiscale: “La cannibalizzazione delle multinazionali è una realtà. Loro scaricano nei paradisi fiscali. Va rivista la pressione fiscale per i piccoli negozi di prossimità, intervenire in particolare sull’iva. Ecco, anche fissare un’aliquota strutturale per il mondo del web. Altrimenti continuerà questa ecatombe”.

ric. gia.

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