Case popolari a Rimini, "con la mediazione sociale preveniamo e riduciamo i conflitti tra vicini"
Progetto di rete tra Comune di Rimini, Acer, Ausl e la coop Fratelli è Possibile
Favorire le dinamiche di vicinato e ridurre la conflittualità per fare della casa uno spazio dove trovare sicurezza, conforto e benessere. È l'obiettivo chiave del progetto di mediazione sociale attinente alla gestione degli alloggi di edilizia popolare promosso dal Comune di Rimini e Acer, che da anni hanno avviato un percorso mirato soprattutto a prevenire oltre che a risolvere situazioni complesse che si possono generare nella comunità di inquilini. "Un progetto - spiega l'amministrazione comunale - che si realizza grazie ad un lavoro di rete tra Acer, Comune di Rimini, azienda sanitaria e che si avvale della Cooperativa Fratelli è Possibile, realtà attiva nel campo della mediazione sociale e dell’accompagnamento all’abitare, che attraverso l’ascolto degli assegnatari, supporta il superamento di pregiudizi e divergenze, favorisce il confronto tra nuclei famigliari, previene situazioni di inadempienza condominiale, con l’obiettivo di costruire un equilibrio e una convivenza pacifica".
I casi che richiedono la presa in carico vengono individuati dall’ufficio Gestione Sociale di Acer Rimini, che segnalano ai professionisti della Cooperativa la presenza di conflittualità fra nuclei, necessità di accompagnamento all’abitare continuativo e di supporto alla convivenza di interi comparti. Guardando al trimestre 2024/2026, i dati parlano di 23 casi seguiti dal servizio di mediazione sociale per quasi mille ore di servizio complessivo. In tredici casi si è trattato di mediazione di conflitto tra più nuclei famigliari, per le restanti situazioni di accompagnamento all’abitare continuativo di una singola famiglia. C’è poi la presenza di un punto di ascolto fisso, una sorta di sportello, attivo in un complesso abitativo dove sono presenti 120 nuclei.
“Un impegno crescente – sottolinea l’assessore alle politiche sociali Kristian Gianfreda - soprattutto in considerazione della comparsa degli emergenti disagi emotivi e sociali, che possono creare terreno fertile ai contrasti tra le persone. Spesso infatti emerge una correlazione tra il senso di abbandono vissuto da una persona o una famiglia, la tendenza a lasciare gli alloggi in stato precario e le problematiche vissute all’interno di quella che, a tutti gli effetti, è una piccola comunità residenziale. Per questo va ringraziato il lavoro svolto in collaborazione tra enti pubblici e cooperative, che hanno scelto con lungimiranza di investire su un progetto tutt’altro che scontato. Il valore di questo percorso sta ancora una volta, nel mettere al centro la persona, contestualizzandone il vissuto e accompagnandola in un percorso che favorisce la socialità e una maggior autonomia, influendo sul benessere individuale e collettivo”.
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