Caso Pierina, Camera Penale di Rimini: "No alla giustizia mediatica. Rispettare diritti dell'indagato"
Caso Pierina, le riflessioni di Enrico Amati della Camera Penale di Rimini: "Effetti perversi della spettacolarizzazione della giustizia
Sul caso Pierina Paganelli interviene Enrico Amati, presidente della Camera Penale di Rimini, in occasione della svolta delle indagini, con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di Louis Dassilva, unico indagato.
Indagato e non ancora colpevole (anche perché non è neppure iniziata la fase processuale e fermo restando la possibilità, prima di arrivare al processo, delle archiviazioni delle indagini e delle accuse), ma al centro dell’attenzione nelle ultime ore dopo l’arresto e l’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare.
Per Amati il caso impone “riflessioni sugli effetti perversi della spettacolarizzazione della giustizia”.
Viene citato il romanzo “La promessa” di Friedrich Dürrenmatt, “che descrive mirabilmente il formidabile impatto della giustizia mediatica sui diritti fondamentali e sul giusto processo”.
“In un piccolo paese svizzero viene ritrovato da un ambulante il corpo di una bambina, brutalmente assassinata a colpi di rasoio. I sospetti della polizia ricadono sul venditore, il quale infatti viene subito arrestato. Per gli abitanti del piccolo paese si tratta inequivocabilmente del colpevole, altrimenti perché l’avrebbero messo in prigione? Vogliamo giustizia!, grida la folla, pronta al linciaggio.
Ma a quel punto interviene il commissario di polizia il quale, attraverso il dialogo, riesce ad aprire le porte al dubbio: e se per caso l’ambulante fosse innocente? Per scoprire la verità, sostiene il commissario, il vostro tribunale dispone di pochi mezzi, noi invece di un apparato enorme. Come dire: lasciate lavorare i Giudici, non il Tribunale del popolo”.
La conclusione del romanzo vede l’accusato salvo dal linciaggio ma non dalla morte: si suicida in cella, etichettato come colpevole.
“Ebbene, da tempo le cronache, non solo locali, stanno dando ampio risalto alle indagini relative al caso Pierina, divulgando le generalità e l’immagine dell’attuale indagato”, argomenta Amati.
“La mia – prosegue – non vuole certamente essere una critica al legittimo esercizio del fondamentale diritto di cronaca giornalistica, bensì un invito, rivolto ai tanti soggetti a vario titolo coinvolti nella vicenda, nonché ai lettori, a non sottovalutare gli effetti perversi della giustizia mediatica”.
Amati cita Vittorio Manes e la sua opera La giustizia mediatica: “L’esposizione pubblica dell’indagato rischia infatti di trasformarsi in una sorta di degradazione pubblica dello stesso. Degradazione che – al di là di quello che sarà l’eventuale giudizio – durerà presumibilmente per un tempo illimitato, considerato che il campo dell’infosfera non ha confini spaziali né temporali”.
Anche la vicenda di Pierina Paganelli è stata “proiettata nell’aula mediatica”, così “le vittime più illustri” sono “i diritti altrettanto fondamentali, quali la presunzione d’innocenza, il diritto al rispetto della vita privata e familiare, e financo il diritto di non subire trattamenti inumani e degradanti”.
Amati in conclusione cita Luigi Ferrajoli, filosofo del diritto: “Se nel momento del reato il soggetto debole è la vittima, nel momento del procedimento processo il soggetto debole è sempre l’indagato imputato e i suoi diritti e le sue garanzie sono, appunto, le leggi del più debole”.
“È per questo che esistono le garanzie. E difendendo quelle degli altri difendiamo anche le nostre“, chiosa Amati.
9.9°