Cattolica, il 2026 del Teatro della Regina comincia a passi di danza con Dreamers

In scena il nuovo progetto di Aterballetto

A cura di Riccardo Giannini Redazione
07 gennaio 2026 12:30
Cattolica, il 2026 del Teatro della Regina comincia a passi di danza con Dreamers - PH Christophe Bernard
PH Christophe Bernard
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Riparte all’insegna della danza la stagione dei teatri di Cattolica. Venerdì 9 gennaio il Centro Coreografico Nazionale Aterballetto porta in scena Dreamers, uno spettacolo composto da quattro coreografie firmate da grandi nomi della danza contemporanea come Diego Tortelli, Angelin Preljocaj, Philippe Kratz. Un’occasione speciale per ammirare la compagnia attraverso linguaggi differenti e diverse sfumature.

Ad aprire la serata sarà Preludio di Diego Tortelli, una lettera d’amore al corpo interpretata da cinque danzatori, una coreografia costruita attorno ad alcuni dei brani più intensi di Nick Cave, che intreccia temi come l'amore, il “credo”, la dipendenza, l'ossessione e la perdita, che si fondono tra loro come un racconto personale, un vissuto emotivo.

Segue la prima delle due coreografie firmate da Philippe Kratz, An echo, a wave, una riflessione sul concetto di eternità, ispirata all’osservazione del mare e della sua superficie apparentemente infinita, che ci restituisce la percezione della nostra fragilità e di quanto siamo minuscoli, come gocce in un oceano.

La terza coreografia è Reconciliatio di Angelin Preljocaj, un duetto sulle note di Ludwig Van Beethoven che esplora il tema della riconciliazione attraverso un lavoro caratterizzato da una vena poetica e impressionista, ispirato ad una lettura assidua ma non letterale dell’Apocalisse. Il coreografo non cerca riferimenti diretti al testo di San Giovanni, ma intende piuttosto “rivelare” e portare alla luce – come suggerisce l’etimologia stessa della parola apocalisse, ovvero “sollevare il velo” – elementi presenti nel nostro mondo, ma spesso invisibili ai nostri sguardi.

Chiude lo spettacolo l'altra creazione di Philippe Kratz: Alpha Grace. La messa in scena si concentra su una delle virtù più importanti: l’empatia, intesa come la capacità di percepire noi stessi su un piano comune con chi ci sta accanto.

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