"Centri commerciali chiusi almeno due domeniche al mese": da Rimini si rilancia la proposta

Zanzini della Confcommercio Rimini torna sull'appello formulato al presidente della giunta regionale De Pascale

06 ottobre 2026 13:40
"Centri commerciali chiusi almeno due domeniche al mese": da Rimini si rilancia la proposta - Centro commerciale REPERTORIO
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In un colloquio con il presidente della giunta regionale, Michele De Pascale, il presidente di Confcommercio Rimini Gianmaria Zanzini ha rilanciato uno suo vecchio cavallo di battaglia: la chiusura, per almeno due domeniche al mese, dei centri commerciali. "Non si tratta di guardare al passato, ma di trovare un equilibrio tra modelli distributivi differenti, tutelando il commercio urbano, la qualità del lavoro e la vitalità dei nostri centri. Se davvero vogliamo che gli hub siano uno strumento di politica commerciale, occorre coerenza anche nelle altre scelte che incidono sul settore”, le parole a caldo dopo l'incontro. Per Zanzini è dunque fondamentale, per tutelare il commercio di prossimità, non solo disporre risorse economiche attraverso i bandi, ma anche disporre interventi strutturali. Tra questi, la possibile chiusura dei centri commerciali, almeno due domeniche del mese, spingendo la cittadinanza a fare la passeggiata in centro, o a visitare i luoghi dell'entroterra, invece di "chiudersi" nei grandi spazi di un centro commerciale.

"La mia proposta non piove dal cielo - aggiunge Zanzini - infatti fino al 2012 i centri commerciali erano chiusi di domenica. Poi è arrivata una direttiva europea e dal 2012 sono stati liberalizzati gli orari e i giorni di apertura". Zanzini parla di "tappeto rosso steso alle grandi lobby, ai centri commerciali e agli outlet". Entra poi nello specifico con alcuni dati: "Facendo una mappatura di queste strutture, ne abbiamo 1300 in Italia, 63 in media per Regione: la concorrenza è spietata per i negozi di prossimità. Nel 2025 i centri commerciali in Italia hanno registrato un miliardo e 950.000 presenze". Zanzini fa una precisazione sulla normativa Bersani: "Gli art. 1 e 6 raccomandavano una pianificazione urbanistica ragionata, evitando il proliferare dei centri commerciali. La disciplina è stata disattesa dalle Regioni: gli amministratori si sono fatti allettare da oneri di urbanizzazione e falsi assunzioni, perché i centri commerciali assumono, ma i negozi chiudono e perdono il lavoro i commessi".

Zanzini invita a porre la giusta attenzione sul tema da lui sollevato: "Parliamo tanto di desertificazione commerciale, abbiamo fatto gli Hub di prossimità, si parla di offerta di qualità del commercio, ma di questo problema si parla troppo poco. Ok il libero mercato, ma ci devono essere regole per la libera concorrenza".

"Una normativa europea non può diventare un tappeto steso: nel centro commerciale ci sono peraltro catene, che spesso e volentieri aprono società satellite per scaricare passività e che hanno la residenza fiscali nei cosiddetti paradisi fiscali", ribadisce il presidente della locale Confcommercio, che sollecita quindi una riflessione e interventi strutturali da parte della politica locale.

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