Centro islamico, la risposta del fondatore al consigliere Renzi: “Serve una soluzione graduale”
Bouhlaoui propone la sospensione dei grandi raduni: “La chiusura immediata sarebbe controproducente, rischio tensioni e vuoto per i fedeli”
Aadil Bouhlaoui, fondatore del centro islamico di Corso Giovanni XXIII, interviene nel dibattito sulla struttura rispondendo al consigliere Renzi e chiedendo una soluzione “pragmatica” alla vicenda. Pur condividendo “la necessità di una rigorosa applicazione della legge”, Bouhlaoui ritiene che “un’immediata e totale chiusura della struttura rischierebbe di essere controproducente”. La proposta avanzata è quella di sospendere temporaneamente i raduni più affollati, come le preghiere del venerdì e del Ramadan, “limitando rigorosamente gli accessi ai numeri consentiti dalle normative vigenti” fino all’individuazione di una sede alternativa.
Nella lettera, Bouhlaoui ripercorre anche la nascita del centro, spiegando che la struttura “non è mai stata concepita per operare stabilmente come una moschea definitiva”, ma come una base logistica e organizzativa. “Abbiamo aperto in tempi estremamente difficili, segnati dall’ascesa del radicalismo”, scrive, sottolineando come il centro abbia collaborato con le autorità e con l’antiterrorismo italiano sin dall’inizio del progetto.
Secondo Bouhlaoui, negli anni il centro avrebbe rappresentato “una realtà trasparente” e un punto di riferimento per favorire “integrazione e dialogo culturale”, contribuendo a evitare fenomeni di estremismo ed emarginazione sociale. Nella lettera vengono inoltre elogiati “il durissimo lavoro svolto dietro le quinte” dalle forze dell’ordine e dagli apparati dello Stato “a tutela della sicurezza nazionale”.
Bouhlaoui ammette che la sua posizione e la collaborazione con le autorità gli abbiano attirato critiche da parte di alcuni ambienti della comunità musulmana, ma ribadisce il proprio “senso di responsabilità verso la città e i suoi residenti”. Infine, avverte che una chiusura improvvisa del centro potrebbe lasciare “centinaia di fedeli privi di un punto di riferimento”, alimentando “narrazioni vittimistiche pericolose” sui social network.
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