Contatti diretti con le famiglie: così Rimini riporta i ragazzi a scuola senza sanzioni
Minori fuori dall’obbligo scolastico, il Comune di Rimini fa chiarezza: restano aperte meno di cinque situazioni
Il Comune di Rimini ha avviato e sta portando avanti in queste settimane una verifica puntuale sulle posizioni dei minori che risultano non iscritti o non in regola con la frequenza scolastica. "Le segnalazioni sono arrivate al sindaco, che ha immediatamente coinvolto i servizi educativi comunali per ricostruire ogni situazione in modo accurato, trasparente e rispettoso delle peculiarità emerse dalle diverse famiglie", spiega l'amministrazione comunale, che parlo di approccio "chiaro" degli uffici, attraverso il contatto diretto con le famiglie, la verifica della situazione reale e l'incrocio dei dati con le scuole. Quando necessario, vengono coinvolti i servizi sociali di prossimità. "Un lavoro fatto di telefonate, colloqui e ascolto, che parte dal presupposto che dietro ogni posizione ci sia una storia diversa", spiegano da palazzo Garampi. “Il nostro obiettivo è capire, non punire – spiega la vicesindaca Chiara Bellini –. Prima di parlare di sanzioni vogliamo incontrare le famiglie, ascoltare e ricostruire i percorsi. La scuola è un diritto e un dovere, e va sostenuta con accompagnamento e dialogo”.
Questo metodo, chiosano da palazzo Garampi, "ha già permesso di chiarire le posizioni, quasi la totalità, riportando i minori a frequentare la scuola senza dover ricorrere all’iter repressivo o penale, previsto solo come extrema ratio dalla normativa nazionale". Non più di cinque situazioni restano aperte e sono in fase di ammonimento e diffida, come previsto dalla legge, prima dell’eventuale segnalazione alla Procura della Repubblica. Circa 100 sono state risolte: casi soprattutto di trasferimento, nuclei familiari rientrati nel paese di origine, oppure studenti iscritti in altre scuole o che avevano già ripreso a frequentare.
Non manca, da palazzo Garampi, una critica al Governo:
“L’attuale quadro normativo, in particolare il cosiddetto decreto Caivano, è stato costruito dal Governo su situazioni estreme e molto specifiche, come quelle del territorio di Caivano, caratterizzate da dinamiche sociali eccezionali. È evidente – sottolinea Chiara Bellini – che si tratta di un provvedimento nato per rispondere a un contesto molto particolare. Applicarlo in modo uniforme a tutta Italia rischia di offrire una lettura parziale e distorta della realtà. Le condizioni sociali cambiano da regione a regione, da provincia a provincia, persino da quartiere a quartiere”.
“Contrastare evasione ed elusione scolastica – conclude Bellini – significa costruire ponti, non muri. La repressione non risolve i problemi: li sposta. Il dialogo, invece, permette di riportare i ragazzi a scuola e di sostenere davvero le famiglie”.
Le verifiche proseguiranno nelle prossime settimane, con l’obiettivo di chiudere ogni posizione e accompagnare tutti i minori verso un percorso scolastico regolare.
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