Crac Aeradria, anche in appello arrivano le assoluzioni per la politica riminese
Stefano Vitali, ex presidente della Provincia: "Oggi felice, ma delusione verso un sistema e una certa dose di amarezza mi rimarranno per sempre"
Nuovo capitolo giudiziario legato al fallimento di Aeradria, ex società di gestione dell'aeroporto Fellini di Rimini. Ieri pomeriggio (mercoledì 25 marzo) la Corte di Appello di Bologna ha espresso il suo verdetto, a seguito dell'impugnazione, da parte della Procura di Rimini, delle sentenze emesse in primo grado dal Tribunale di Rimini il 14 gennaio 2022.
La Corte d'Appello ha confermato l'assoluzione per il reato di ricorso abusivo al credito, contestato all'ex sindaco di Rimini Andrea Gnassi, all'ex presidente della Provincia di Rimini Stefano Vitali e all'ex presidente di Rimini Fiera Lorenzo Cagnoni, deceduto nel settembre 2023.
Stefano Vitali era stato accusato anche di bancarotta fraudolenta: dopo l'assoluzione in primo grado, è arrivata anche quella in appello, nonostante la Procura di Rimini avesse chiesto 4 anni e 4 mesi di reclusione. Anche il Procuratore Generale, nel corso del giudizio d'appello, si era espresso a favore della condanna per l'ex presidente della Provincia, che in merito all'esito della vicenda giudiziaria, evidenzia: "Per prima cosa vorrei ringraziare davvero di cuore gli avvocati Moreno Maresi e Mattia Lancini che mi hanno seguito in questi anni con grandissima professionalità e tanta umanità. Sapere di essere in mani sapienti e accoglienti mi ha aiutato a superare i tanti momenti di sconforto che ho dovuto affrontare in questi 13 anni. Si, proprio così, 13 anni. La mia vita è completamente cambiata. Se una persona non si trova dentro a questa storia non lo può capire, e davvero non lo auguro a nessuno. Se non fosse stato per la mia famiglia, la mia comunità e gli amici e, come ho già detto, i miei avvocati, non so se sarei stato in grado di superare questa fase delicatissima della mia vita. Certo, oggi sono felice, ma la delusione verso un sistema e una certa dose di amarezza mi rimarranno per sempre. Oggi però festeggiamo“.
Andrea Gnassi, difeso dall'avvocato Nicola Mazzacuva, commenta invece così: “Con la sentenza di ieri 25 marzo 2026 si mette la parola fine a questi tredici lunghi anni in cui, è inutile negarlo, la vita ti cambia nel profondo in cui non c’è giorno che non vivi senza un pensiero che torna. Le ferite morali, di salute, economiche e anche quelle che inevitabilmente, per chi ricopre incarichi istituzionali, sono anche provocate dall’esposizione pubblica costante ti toccano nel profondo, ti cambiano la vita. Tali ferite, senza qualche ipocrita e a volte ostentata ed eroica affermazione tutto bene quel che finisce bene, rimangono. È difficile da capire se non ti ritrovi dentro e di certo non lo auguro a nessuno. Mi sono sempre riconosciuto ed identificato nella vita in generale e quando ho svolto incarichi istituzionali in quel senso di rispetto, di dignità delle istituzioni e della cosa pubblica frutto degli insegnamenti e di una tradizione familiare fondata su principi rigorosi e non negoziabili di legalità e onestà. Anche questa consapevolezza mi ha aiutato in questi anni a reggere nel lavoro e dedicando tutto me stesso a questo (nel bene e nei limiti che ho) nonostante la vicenda giudiziaria continuasse. Mi porto dentro il dolore profondo di non aver condiviso già nel 2022 con la prima assoluzione né oggi con la conferma, questa gioia e questo stesso riconoscimento con mio babbo che se ne andò purtroppo nel pieno della vicenda stessa che non solo vedeva accusato un figlio ma vedeva sequestrati anche i beni (in via cautelativa) di tutta la famiglia".
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