25 anni dalla scomparsa di De André: Rimini, album e brano sulla borghesia

Rimini è il brano pubblicato da Fabrizio De André nell'omonimo disco del1978. Oggi (11 gennaio 2024) ricorrono i 25 anni dalla scomparsa

11 gennaio 2024 06:30
25 anni dalla scomparsa di De André: Rimini, album e brano sulla borghesia -
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Rimini, uscito nel 1978, è il primo disco realizzato da Fabrizio De André (oggi ricorrono i 25 anni dalla scomparsa del cantautore) in collaborazione con Massimo Bubola.

È un’opera chiave della poetica di De André, una sorta di seguito ideale di Storia di un impiegato. In questo disco del 1973 un impiegato, ispirato dai moti sessantottini, vuole ribellarsi al sistema gettando una bomba in Parlamento. Il piano fallisce e lui si ritrova in carcere, dove acquista finalmente coscienza di quella che è la lotta di classe: non un atto individuale, ma collettivo, che ha l’obiettivo di cambiare una società che produce ingiustizie.

Ebbene, Rimini rappresenta la certezza del fallimento di quella lotta di classe. E il fallimento lo descrive perfettamente in una delle tracce del disco, Coda di Lupo.

De André, Rimini: la piccola borghesia e i cliché

La storia ha dato il proprio verdetto: in Storia di un impiegato il protagonista aveva scelto di ribellarsi al benessere della società borghese, imperniata sul consumismo, rifiutando quell’esperienza di vita, attraverso l’esperienza onirica raccontata nella Canzone del Padre.

Il movimento di protesta che portava in piazza studenti e operai ha fallito, nonostante il successo di alcune rivendicazioni, anche dal punto di vista sindacale. Chi scendeva in piazza alla fine ha rinunciato al proprio sogno di cambiare la società, accontentandosi di un’esistenza migliore, dal punto di vista economico. Quei piccoli miglioramenti sono stati una concessione del potere, che si è messo al riparo da ogni insidia, traghettando verso quegli anni ’80 in cui un apparente benessere sancirà l’avvento di una nuova epoca, in cui la televisione diventa mezzo per creare una cultura pop, ma al contempo consacrare la pubblicità come acceleratore per un consumismo sempre più sfrenato.

De André in Rimini, sia nel disco che nell’omonimo brano, parla appunto della piccola borghesia, quella che trascorre le proprie vacanze al mare, “secondo certi cliché e secondo certi metodi di comportamento“, usando le parole dello stesso autore. L’impiegato non ha più una spinta verso il cambiamento: vive per lavorare nel suo ufficio, vessato dal capoufficio, per poi “sfogarsi” in quei 10-15 giorni di vacanza. Rimini diventa dunque simbolo, il luogo dove “durante l’estate ci si sveste dell’esperienza quotidiana per approdare a un miraggio di benessere e di consumo che ci fa sentire qualcuno”.

Anche Teresa, la protagonista del brano Rimini, è una piccola borghese: figlia di un droghiere, ma vittima delle consuetudini e delle regole imposte dalla società borghese. Messa incinta da un bagnino, figura chiave dell’immaginario collettivo riminese di quegli anni, ma costretta praticamente ad abortire, anche se il suo desiderio era quello di crescere il bambino frutto di quel rapporto fugace, non nato da un matrimonio. Teresa è sola e inventa un amore impossibile, con un rivoluzionario o un uomo che viaggia in terre lontane: è stata invece semplicemente “preda” di uno dei tanti “vitelloni” della Riviera romagnola e ora è vittima delle dicerie, delle malelingue rappresentate dai piccoli borghesi.

De Andrè, Rimini e l’America

Molto significativa, infine, la citazione di Cristoforo Colombo. Tre anni dopo De André avrebbe realizzato uno dei suoi capolavori, il disco del 1981 ribattezzato L’indiano. Tra i brani c’è Fiume Sand Creek, canzone contro “il sadismo e la crudeltà di tanti comandanti in guerra“, citando Massimo Bubola, ma ovviamente chiaro riferimento al massacro eseguito dalle Giubbe Blu nel 1864, raccontato anche nel film del 1970 “Soldato blu”.

In Rimini, come evidenzia uno dei maggiori esegeti dei versi di De André, Walter Pistarini, Cristoforo Colombo regala “a un triste re cattolico” un mondo nuovo (l’America) e il re “lo ha macellato su un croce di legno“, in riferimento alle violenze perpetrate durante l’evangelizzazione dei nuovi territori conquistati dagli europei.

De André, anche negli interventi tra una canzone e l’altra, ha sempre stigmatizzato le violenze compiute contro i popoli nativi dell’America (“Non celebro massacri”, in riferimento alle celebrazioni dei 500 anni della scoperta dell’America, nel 1992), ma la citazione di questi fatti ha sempre una duplice valenza.

Nel cantautore c’è piena consapevolezza dell’influenza della società americana su quella italiana, a partire dal dopoguerra. Un sentimento che condivide con altri giganti del nostro cantautorato: Giorgio Gaber e Rino Gaetano. Non si tratta, nel dualismo tra America e Unione Sovietica, di sostenere quest’ultima, tutt’altro. È piena consapevolezza di un’ingerenza che parte della politica e termina nelle mode imposte agli italiani da oltre oceano. Un’ingerenza che viene denunciata e condannata attraverso i versi di questi cantautori.

Ecco dunque il “sogno americano“, citato nei pensieri di Teresa, la nuova utopia di poter conseguire a tutti costi un maggior benessere attraverso i propri sforzi personali, usando mezzi leciti e anche illeciti: vale per il piccolo borghese, ma anche per l’alta borghesia. De André ne parlerà soprattutto nel brano Quello che non ho.

La società consumistica (il maggior benessere si manifesta nel potersi comprare beni di lusso) è una società sempre più individualistica, nel quale appunto conta l’obiettivo di realizzazione. Una prospettiva completamente rovesciata rispetto a quella dei manifestanti del maggio francese, uniti in piazza nel cantare “il disordine dei sogni”, l’immaginazione al potere, con l’obiettivo di cambiare radicalmente la società e di porre fine alle disuguaglianze.

Rimini, ribadisco, è dunque un disco chiave della poetica di De André (vi rimando ai miei spazi web per ulteriori approfondimenti QUI, QUI e QUI), importante collegamento con L’indiano, il disco del 1981 che rappresenta una delle vette della produzione cantautoriale italiana, non solo de andreiana.

Riccardo Giannini

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